allarme della caritas emergenza povertà, in italia a rischio 15 mln di persone

Roma – E’ emergenza povertà in Italia. L’allarme arriva dalla Caritas che oggi ha presentato a Roma il Rapporto sulla povertà in Italia elaborato in collaborazione con la Fondazione Zancan.

I dati parlano chiaro: ”L’emergenza sociale nel nostro Paese riguarda 15 milioni di persone”, e non solo i 7 milioni e mezzo di cittadini ufficialmente sotto la soglia di povertà, ma altrettanti che ”si collocano poco sopra, e quindi sono da considerare ad alto rischio”.

Povero è, ancora oggi, secondo l’Istat il 13% della popolazione italiana, costretto a sopravvivere con meno di metà del reddito medio italiano, ossia con meno di 500-600 euro al mese. Accanto ai poveri, poi, ci sono i ‘quasi poveri’, ossia persone al di sopra della soglia di povertà per una somma esigua, che va dai 10 ai 50 euro al mese. Povere sono le famiglie con anziani, soprattutto se non autosufficienti, e povero è un terzo delle famiglie numerose, quelle con 3 o più figli. Di queste, quasi il 50% vive nel Mezzogiorno. Avere piùfigli in Italia comporta dunque un maggiore rischio di povertà, cosa che non accade in altri Stati. In Norvegia, ad esempio, più bambini si hanno, più il tasso di povertà si abbassa

Ma non è tutto. Il rapporto evidenzia che in Italia le misure anti povertà sono tra le meno efficaci se rapportate agli interventi messi in atto da Paesi come la Svezia, la Danimarca, l’Olanda, la Germania, l’Irlanda, dove la spesa sociale è in grado di ridurre del 50% il rischio povertà. In Italia questo impatto è valutato appena al 4%. Un primato che viene battuto solo dalla Grecia.

Inoltre, il nostro Paese è al di sotto della spesa media per la protezione sociale: è il costo della previdenza che ha l’effetto di destinare ben pochi fondi ad altri comparti del Welfare. Nel 2007 sono state erogate prestazioni a fini sociali per 366.878 milioni di euro, di cui il 66,3% per pensioni, con un aumento del 5,2% rispetto all’anno precedente. La spesa per la previdenza incide sul Pil per il 15,6%, quella per la sanità per il 6,2%, per l’assistenza sociale si scende all’1,9%.

“Si può dare risposta alla povertà senza aumentare la spesa pubblica complessiva per la protezione sociale (366.878 milioni di euro) e senza aumentare la spesa per l’assistenza sociale (circa 47 miliardi di euro nel 2007)”, afferma quindi il rapporto. In che modo? ”E’ possibile – ha spiegato il direttore della Fondazione Zancan Tiziano Vecchiato – destinare ad un diverso utilizzo parti rilevanti della spesa per assistenza sociale, oggi destinata alla persone non autosufficienti, alle persone che si prendono cura di loro e alle famiglie di lavoratori con figli”. Anche se, sottolinea Vecchiato, ”non è per niente facile, perché chi oggi beneficia dei trasferimenti pubblici e ne ha fatto una fonte di reddito non è disposto a rimettere in discussione i diritti acquisiti, anche se ragioni di equità portassero a riconoscere il contrario”.

adnkronos

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