TRIPOLI – Dello stop di Tripoli ai visti d’ingresso dall’area Shengen si occupera’ Bruxelles. A sollevare il caso, nella riunione dei ministri degli Esteri dell’Ue in programma il 22 febbraio, sara’ proprio l’Italia che sulla vicenda si sta raccordando con gli altri paesi. La Farnesina ”sconsiglia” ai cittadini italiani tutti i viaggi verso la Libia a seguito delle ”improvvise e non annunciate misure restrittive” adottate da Tripoli nei confronti dei cittadini degli stati Schengen in arrivo in Libia. Lo si legge in un ‘avviso particolare’ pubblicato oggi sul sito www.viaggiaresicuri.it curato dall’Unita’ di crisi del ministero degli Esteri. Oggi le autorità libiche hanno appena fatto sapere che non solo non saranno più rilasciati visti a cittadini provenienti da Paesi Schengen, ma che non saranno ammessi sul territorio libico anche coloro che nel frattempo arrivano con un visto Schengen. Si susseguono da ieri sera i rimpatri di passeggeri atterrati all’aeroporto internazionale di Tripoli. Al momento sono già stati rimandati indietro tre italiani, nove portoghesi, un francese e un altro cittadino europeo proveniente dal Cairo. Il direttore dell’Ufficio Alitalia di Tripoli, Gianluca Della Torre, ha affermato di “temere maggiori restrizioni già a partire dal prossimo volo, quello delle 24 e 45″. Sono 40 gli italiani che, ieri sera, sono stati trattenuti all’aeroporto di Tripoli dalle autorità libiche in seguito alla decisione di sospendere i visti di ingresso per i Paesi Schengen. Di questi, tre sono stati rimpatriati con lo stesso aereo sul quale erano arrivati. Degli altri 37, sono 22 quelli ancora bloccati all’aeroporto di Tripoli. Lo ha riferito il console generale d’Italia Francesca Tardioli contattata telefonicamente dall’ANSA. ”Stiamo dando assistenza e stiamo cercando di risolvere tutti i casi singolarmente”, ha detto Tardioli, che da ieri sera si trova allo scalo internazionale della capitale libica. Secondo quanto appreso in aeroporto, dai vettori di tutte le compagnie aeree vengono fatti scendere prima i passeggeri non europei e solo in un secondo momento tutti gli altri che vengono poi fermati al controllo passaporti dove inizia una lunga trafila che in molti casi porta al rimpatrio. Secondo alcune fonti sul posto, ai Consoli generali giunti in nottata in aeroporto non è stato consentito di incontrare i propri connazionali in difficoltà, in particolare il console maltese e quello portoghese non sono riusciti ad avere un contatto diretti con i connazionali. La presa di posizione di Tripoli e’ l’ultimo atto di una ‘guerra diplomatica’ con la Libia iniziata nel luglio 2008, quando il figlio di Gheddafi, Hannibal, e sua moglie, furono fermati dalle autorità svizzere per una denuncia di maltrattamenti da parte di due domestici. La Svizzera ha anche pubblicato un elenco di 118 personalita’ libiche, tra cui lo stesso colonnello Gheddafi e molti membri della sua famiglia, cui e’ stato precluso l’ingresso nel paese elvetico. Secondo il quotidiano on line ‘Oea’, vicino alla Fondazione Gheddafi, di cui è presidente Seif Gheddafi, figlio del colonnello, che cita un “responsabile libico di alto livello”, la lista comprende anche responsabili del Congresso generale del Popolo (Parlamento), del governo e “responsabili economici e dirigenti militari e dei servizi di sicurezza”. “Questa decisione – avverte però la fonte – recherà danno in primo luogo agli interessi della Svizzera”, e “se non sarà annullata Tripoli risponderà con misure di dissuasione fondate sul principio di reciprocità”, ha aggiunto ancora. Detto, fatto. La “minaccia” infatti – unita ad una annosa questione che vede i cittadini libici lamentarsi per la difficoltà ad ottenere un visto Schengen, visto che per essere rilasciato richiede l’unanimità da parte di tutti i Paesi facenti parte dell’accordo – ha avuto un immediato seguito con la circolare che sospende i visti. Dallo scorso 12 dicembre 2008, anche la Svizzera ha il potere di bloccare la concessione dei visti, essendo entrata nell’area di Schengen. Berna ha dunque cancellato i controlli sistematici delle persone alle frontiere con Austria, Francia, Germania e Italia, acquistando però il diritto di veto sul rilascio di visti a cittadini esterni all’area. Il gesto di oggi fa presagire un seguito non ancora ben definito anche per quanto riguarda i due uomini d’affari elvetici trattenuti in Libia dal luglio 2008 con l’accusa di aver violato le leggi libiche sull’immigrazione e sul commercio. Tripoli, d’altro canto, non è nuova ad accusare l’Ue di dare “solidarietà sistematica e programmatica” a Berna, limitando i visti Schengen ai cittadini libici, come si legge ancora oggi sul quotidiano on line ‘Oea’.(ANSA)


