“Dovrebbero metterli in galera, i giornalisti. Hanno inventato la storia dell’inno nazionale. L’avete capito, perché? Perché stiamo parlando di salari differenziati e territorializzati”. Lo ha detto Umberto Bossi, parlando in Val Malene, in Trentino, alla festa provinciale della Lega Nord. Il leader della Lega è tornato sulla querelle dell’inno nazionale ribadendo che “i magistrati dovrebbero chiamare i giornalisti e metterli dentro”. Ha quindi aggiunto: “I direttori dei giornali hanno pensato bene di inventare qualcosa di grave per la Lega – ha aggiunto Bossi – così il partito va in crisi. Sparano contro la Lega e contro Bossi – ha proseguito il ministro – senza capire che milioni di persone sono con noi, dal Piemonte al Friuli-Venezia Giulia”.
BERLUSCONI: NESSUNA PREOCCUPAZIONE SU SOLIDITA’ MAGGIORANZA
“Non ho nessuna preoccupazione sulla solidità di questa maggioranza”: Silvio Berlusconi lo ha ribadito dopo le polemiche su alcune dichiarazioni di Umberto Bossi, che lui ha definito “carezze” agli elettori. “Oggi ho rilasciato un’intervista e ho detto che per Bossi ho un amore fraterno – ha aggiunto – ed è vero. Non ho alcuna preoccupazione sulla solidità di questa maggioranza”.
“L’Inno di Mameli ha accompagnato la nascita e il consolidamento della nostra Patria”. In un’intervista al settimanale ‘Chi’, Silvio Berlusconi, interviene sulla questione dell’inno nazionale sollevata da Umberto Bossi. “Ma bisogna anche comprendere – aggiunge – che le esternazioni di Umberto Bossi, a cui mi sento legato da un affetto fraterno, sono carezze per la sua gente e per il popolo della Lega. All’inno di Mameli sono legati momenti di gioia, di commozione, di celebrazione dello spirito nazionale. E poi sostituirlo sarebbe molto complicato. Infatti – dice il premier – trovare un accordo tra tutti su un nuovo inno sarebbe difficile. Indubbiamente ‘Va’ pensierò è un’aria bellissima, uno dei capolavori del genio assoluto di Giuseppe Verdi, ma si riferisce alle vicende del popolo ebraico prigioniero in Babilonia”.
“Sono anche loro caduti nel tranello delle calunnie contro di me, prendendo per vere notizie false”: Silvio Berlusconi, nell’intervista al settimanale “Chi”, risponde alle critiche sulla sua vita privata avanzate dal quotidiano della Cei ‘Avvenire’. “Io non ho mai intrattenuto ‘relazioni’ con minorenni e non ho mai organizzato ‘festini’. Ho partecipato soltanto a cene certamente simpatiche, ma assolutamente ineccepibili sul piano della moralità e dell’eleganza. E non ho mai invitato consapevolmente a casa mia – conclude il premier – persone poco serie”.
Nell’intervista a ‘Chi’, il presidente del Consiglio torna anche sul tema della privacy e afferma: “Il diritto alla riservatezza è una parte essenziale della libertà. Ridurre la libertà altrui è, in uno Stato di diritto, un reato grave. Non basta una multa a sanzionarlo, come fosse un divieto di sosta. E deve valere per tutti”. “Non è accettabile – aggiunge – che crescano le regole, che si moltiplichino le disposizioni e gli organismi a tutela della privacy e che contemporaneamente si possa invadere così facilmente la vita altrui”. Infine il premier ribadisce: “Amo la Sardegna e sono molto affezionato a Villa Certosa dove mi sento come fuori dal tempo. E’ un luogo a cui sono legato per tanti ricordi personali. Per questo non voglio alienarla. Intendo piuttosto difendere la mia privacy dalla sistematica violazione che ne hanno fatto pseudoreporter in palese violazione delle leggi in vigore”.(ansa)


