Via libera alla riforma dei licei. Il consiglio dei ministri ha approvato oggi, in prima lettura, il riordino di questo ramo della scuola secondaria superiore. Da 400 indirizzi si passa a 6 licei con 10 opzioni per gli studenti. Due le new entry: il liceo musicale e coreutico e il liceo delle scienze umane. Il nuovo modello partirà gradualmente, coinvolgendo dall’anno scolastico 2010-2011 le prime e le seconde classi; entrerà a regime nel 2013.La riforma – che stravolge un impianto che risale alla legge Gentile del 1923 – spazza via gli attuali 396 indirizzi sperimentali, i 51 progetti assistiti dal ministero e le tantissime sperimentazioni attivate e propone sei licei: il liceo artistico, articolato in tre indirizzi (arti ( Leggi il seguito … )
AGGIORNAMENTI:
ROMA – Dal prossimo anno scolastico la scuola superiore italiana, cristallizzata per decenni, volta pagina. Si comincera’ dalle prime classi e le novita’ coinvolgeranno licei, istituti tecnici e professionali, con un ripensamento dei quadri orari, un irrobustimento di matematica e scienze e un deciso sfoltimento degli indirizzi. La riforma prevede uno sfoltimento degli indirizzi di studio: i licei diventeranno 6 (dagli attuali 450 indirizzi tra sperimentazioni e progetti assistiti), gli istituti tecnici da 10 con 39 indirizzi scenderanno a 2 con 11 indirizzi, i professionali da 5 corsi e 27 indirizzi saranno snelliti a 2 corsi e 6 indirizzi.Molto soddisfatto della riforma il premier Berlusconi: ”Le superiori ( Leggi il seguito … )



Non credo che il problema sia tanto nel modo con cui suddividiamo i licei, quanto nel far comprendere ai nostri allievi che la scuola non è un dovere a cui debbono assoggettarsi per volontà superiore, ma un diritto a cui si è lavorato per anni ed anni per permettere a tutti di salire nella categoria sociale o, anche restarsene dove più gli pare, ma nella piena coscienza del significato di parole come educazione, cultura, libertà, diritti inviolabili, etc… Poi sta a noi insegnanti apparire come meritevoli di autorià, che provenga dalle nostre qualità umane e civili e non dal registro e la cattedra, che, da tempo, di auorità ne hanno conservato ben poca.
Preferisco pensare a noi insegnanti come “cittadini prestati alla scuola”, in evoluzione costante e produttiva con il mondo e le aspettative di questi, che cambiano, assieme agli allievi.
Bianca Fasano