FIAT – CHRYSLER, accordo quasi fatti, ed TITOLO fiat VOLA IN BORSA

 NEW YORK  – Il mercato scommette sul successo dell’iniziativa Fiat-Chrysler e premia il Lingotto che rivede quota 8 euro, per poi chiudere in progresso del 6,9%. L’accordo fra la più piccola delle case automobilistiche americane e il sindacato United Auto Workers sarebbe vicino: al sindacato dovrebbe andare una quota di poco superiore al 20% in Chrysler in seguito alla conversione di parte degli oltre 10 miliardi di dollari che Chrysler deve per coprire gli obblighi di assistenza sanitaria. L’accordo comunque non potrebbe essere finalizzato – secondo indiscrezioni – fino a quando i creditori non avranno chiarito se intendono o meno convertire parte del debito in titoli della società. 
Se la partnership fra Fiat e Chrysler andrà in porto spetterà al Lingotto e al governo americano nominare il consiglio di amministrazione, assicurando la maggioranza dei posti a consiglieri indipendenti che non appartengono a nessuna delle due case automobilistiche. Nonostante la smentita del presidente di Fiat Luca Cordero di Montezemolo su una possibile “opzione Opel” per il Lingotto (“No, no, non c’é”, ha detto), le indiscrezioni su una possibile alleanza della casa torinese con Opel si intensificano. Secondo Automotive News, Fiat potrebbe stringere un’alleanza con General Motors per le attività europee e sud americane: l’eventuale alleanza, che rientrerebbe nel quadro dell’operazione Chrysler e non sarebbe in sua alternativa, porterebbe alla nascita – prosegue Automotive News – del secondo gruppo al mondo per vendite. Fiat, Chrysler, Opel/Vauxhall e Gm America Latina hanno venduto complessivamente nel 2008 7,05 milioni di auto, una cifra inferiore solo a quella di Toyota, regina mondiale.
 ”Siamo ottimisti” in merito alle trattative con lo United Auto Worker, afferma il chief financial officer di Chrysler, Ronald Kolka, sottolineando comunque come “sono ancora incerte le quote e le percentuali” della Chrysler che andranno al sindacato stesso, alla Fiat, al Governo e ai creditori. Sono proprio questi ultimi ad avere in mano il destino del costruttore di Detroit: se non raggiungeranno un accordo con il governo sulla ristrutturazione del debito – scrive il Washington Post -, manderanno all’aria una possibile intesa con il Lingotto e, soprattutto, spingeranno Chrysler in liquidazione. “L’unica cosa che possiamo dire è quella di lasciar lavorare Sergio Marchionne e i suoi collaboratori per vedere se è possibile arrivare a una soluzione entro la fine del mese”, afferma il Montezemolo.
Mentre le trattative proseguono l’amministratore delegato di Chrysler, Robert Nardelli illustra ai dipendenti il possibile assetto del futuro management della società nel caso in cui si riuscisse a chiudere con Fiat: il cda, nominato dal governo americano e da Fiat, avrà la responsabilità di nominare il presidente e, “in accordo con Fiat, selezionerà l’amministratore delegato”. La strada verso la chiusura di un accordo Fiat e Chrysler non sembrerebbe spianata: da affrontare e risolvere c’é infatti il nodo dei creditori, che hanno già bocciato la proposta di conversione del debito avanzata dal governo, che in pratica avrebbe chiesto loro di accettare 15 cent per ogni dollaro investito. Una contro offerta da parte di banche e hedge fund dovrebbe arrivare in settimana: la task force starebbe – secondo indiscrezioni – facendo leva sugli aiuti pubblici ricevuti proprio dagli istituti di credito nell’ambito del Tarp (Troubled Asset Relief Program) per costringere le banche a un intervento. I maggiori creditori di Chrysler sono JPMorgan, Citigroup, Morgan Stanley e Goldman Sachs che, complessivamente hanno ottenuto dal governo fondi dal Tarp per 90 miliardi di dollari. Sia JPMorgan sia Goldman Sachs hanno già manifestato la propria intenzione di restituire al governo quanto ottenuto direttamente, così da liberarsi dai paletti imposti dal governo e dalla sua influenza. Le autorità, comunque, non sembrano intenzionate a voler perdere il controllo delle banche e starebbero valutando la possibilità di irrigidire i paletti fissati nell’ambito del programma di garanzie nell’emissione di bond da parte delle banche lanciato dalla Fdic (Federal Deposit Insurance Corp, l’agenzia federale di assicurazione sui depositi) in novembre.
OBBLIGAZIONISTI: PRONTI A CONCESSIONI
Gli obbligazionisti di General Motors, che con i loro titoli sono i principali creditori della casa automobilistica, sono pronti a fare ”grandi concessioni” se ci sara’ un piano credibile e se anche altri portatori di interessi faranno un passo indietro. Lo scrive la Reuters citando una fonte vicina al comitato degli obbligazionisti, secondo cui tuttavia non ci sono stati contati significativi con la Casa di Detroit, che rischia una procedura fallimentare, per oltre tre settimane. ansa

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