Archivio per Ottobre, 2008

A CAIAZZO,I DISABILI NON HANNO IL DIRITTO DI COMMEMORARE I DEFUNTI

Riceviamo e con piacere pubblichiamo la lettera denuncia che ci giunge dal sig. Roberto. Ci auguriano che il sindaco di Caiazzo provveda quanto prima a rimuovere non solo le barriere architettoniche che ostacolano l’ingresso al cimitero,ma anche altre eventuali che vi saranno in paese. Ci rendiamo conto di quanto possa essere disagevole la situazione di chi deve convivere con una difficoltà motoria, e ancora di più in un paese come Caiazzo che è un paese collinare.

Diciamo al sig. Roberto che la sua lettera è stata pubblicata anche sul nostro giornale www.primapaginaitaliana.it nella pagina della cronaca casertana (in basso nello spazio “lettere alla redazione”).

Ci tenga informati.

 

Il 2 novembre,una data molto importante,una giornata dedicata al ricordo e alla commemorazione dei defunti,tutti piccoli e adulti si recano al Cimitero per per celebrare questa usanza,così dovrebbe essere pure a Caiazzo,ma in realtà,non è permesso a tutti,parlo delle barriere architettoniche che alle soglie del 2009,impediscono questa commemorazione ai diversamente abili !! Cosa assurda e vergognosa,il Cimitero di Caiazzo non è accessibile ai disabili,in tutti questi anni,non si è mai pensato ad abbattere queste maledette barriere architettoniche in un luogo di Culto e rispetto dei defunti,il disabile non ha il diritto di recarsi a far visita ad un defunto,ma chi è chè ha stabilito questa regola a Caiazzo ??? Parliamo tanto di civiltà,rispetto,educazione,ma che cavolo di paese è quello che ha un Cimitero “non accessibile” ? eppure la legge parla chiaro !! La Legge del 14 Giugno del 1989 definisce il RISPETTO di tre livelli ACCESSIBILITA’,VISIBILITA’ E ADATTABILITA’ !! Ci vogliamo rendere conto una volta per tutte che questo mondo è abitato anche da persone diversamente abili ? Ci rendiamo conto una volta per tutte che questo mondo deve essere ACCESSIBILE e VIVIBILE anche per persone diversamente abili ???? Allora caro Sindaco,cominci a dare esempio di civiltà e rispetto,permetta anche a chi ha delle problematiche motorie di accedere al Cimitero di Caiazzo e di commemorare come tutti i propri defunti !!!

SI FA TIMBRARE CARTELLINO, PER LA CASSAZIONE ‘LICENZIAMENTO LEGITTIMO’

Truffa alle assicurazioni.Tutti i nomi degli arrestati e degli indagati

MONDRAGONE.FORZA ITALIA INTERVIENE SUI RECENTI ALLAGAMENTI, E NON SOLO.

Mondragone (Italia Pollice) – Forza Italia verso il Popolo della Libertà” di Mondragone ed il relativo Gruppo Consiliare rappresentato dal Capogruppo Giovanni Schiappa e dai Consiglieri Comunali Maria Eleonora Conte ed Antonio Pagliaro, dopo i recenti allagamenti in Città ed alle Scuole pubbliche, interviene sulla vicenda .Pur essendo chiaro che, lo scorso martedì sera, il nubifragio che si è abbattuto sulla Città di Mondragone è stato un evento eccezionale, non possiamo che evidenziare l’assoluta e colposa negligenza del Sindaco Achille Cennami e della sua Giunta nell’affrontare l’emergenza, i quali hanno fatto andare via la società di gestione del ciclo integrato delle acque senza alcun tentativo di mediazione.Gli amministratori di maggioranza, senza preoccuparsi che non avrebbero più avuto a disposizione sufficiente personale tecnico per risolvere le emergenze, hanno scelto di rimanere da soli ad affrontare non solo i ripetuti guasti tecnici, ma anche i problemi connessi agli allagamenti. Il Sindaco Cennami, piuttosto, invece che rompere con l’ATI Sled avrebbe dovuto verificare il rispetto della convenzione in merito alla pulizia delle caditoie e delle fogne..Troppa fretta nel far andare via la società di gestione “Mondragone Acque” e l’architetto, dipendente dell’Ente con contratto a tempo determinato (già interinale), che responsabilmente seguiva la manutenzione cittadina! Per quanto riguarda le scuole, poi, ci sembra veramente di trovarci di fronte a dei dilettanti allo sbaraglio. Sia chi curava l’ufficio edilizia scolastica prima, che l’ex responsabile del servizio manutenzioni dell’Ente dopo, da quanto ci risulta, avevano predisposto un programma di interventi manutentivi urgenti presso tutte gli edifici scolastici, con puntuali indicazioni circa le priorità ed i relativi costi. Dove è finito questo programma pianificato di manutenzione? Perché non si è intervenuto? Ah, forse tutto ciò è accaduto sempre a causa della fretta da parte del Sindaco che, senza pensarci tanto, nel primo caso ha dato il benservito ad un ingegnere, anch’egli dipendente dell’Ente con contratto a tempo determinato (già interinale) e nel secondo caso, invece, ha revocato la responsabilità di servizio al precedente capo ripartizione. Eppure il bel tempo di questo inizio autunno avrebbe dovuto mettere sull’avviso e  procedere senza alcun tipo di indugio.I primi ottimi risultati dell’Amministrazione Cennami? Le Scuole allagate e, purtroppo, senza alcun riferimento tecnico negli uffici a ciò esclusivamente dedicato e che possa procedere a rapidi ed immediati interventi senza dover occuparsi di altre questioni parimenti importanti, tanto da mettere in condizione diverse insegnanti a tinteggiare le proprie aule per assicurare un minimo di decoro e dignità agli ambienti dove si formano i piccoli mondragonesi. A questo punto confidiamo soltanto che l’ottimo dipendente della Provincia di Caserta che ricopre il ruolo di dirigente a tempo parziale presso la Ripartizione Tecnica ed Urbanistica del nostro Comune (a nostro avviso incolpevole, perché giunto da troppo poco tempo per conoscere tutte le problematiche in essere) riesca a “mettere qualche toppa” all’attuale deludente modo di amministrare la Città. Infine, ormai come di consueto, censuriamo in maniera netta l’assoluta incapacità dell’Amministrazione Cennami di poter affrontare e risolvere concretamente i problemi della nostra Città, compresi quelli relativi la Scuola che, per colpa dei sinistri amministratori cittadini, rimane abbandonata a sé stessa.

ALTROCONSUMO: QUELLO CHE LE BANCHE NON DICONO

BASKET ELDOCASERTA.IN FORSE JAMAR BUTLER E MELVIN BOOKER

Caserta –  La vittoria prestigiosa con Milano è già accantonata, messa nel cassetto dei piacevoli ricordi, perchè il cammino non dà tregua. La strada verso la salvezza è ancora lunga e lastricata di insidie. Ieri la Juve si è presentata nuovamente al lavoro senza Tutt, passato a Brindisi, e con qualche dubbio circa la presenza, futura, di Jamar Butler in bianconero. Domande lecite, va detto, visto che il folletto di Ohio State non ha ancora fatto vedere le sue potenzialità. Domande lecite se si pensa che la Juve non può aspettare troppo un giocatore che, a quanto pare, fatica ancora ad ambientarsi in una realtà completamente diversa da quella in cui è cresciuto. Il carattere mite e compassato del ragazzo, poi, non è un aiuto per inserirsi coi
compagni e tutto l’ambiente. La Juve si interroga se sia il caso di confermare la fiducia ‘pro tempore’ al playmaker oppure andare subito col taglio. In questo senso qualcosa si è già mosso visto che, pare, essere partita una chiamata a Melvin Booker, play di razza e qualità. L’ex Pesaro e Aj Milano gode della pole position nel gradimento della società bianconera. A quanto si vocifera, però, la trattativa è
tutt’altro che facile visto che si viaggia su cifre abbastanza alte.
Entrambe le parti si sono date ancora qualche ora di tempo prima di decidere: la prima che deve riflettere è la Eldo, come detto in precedenza. Tagliare subito un americano, rinnegando la scelta estiva, non è un compito particolarmente facile. Sconfessare quanto fatto in sede di campagna acquisti se da un lato è segnale di
maturità, dall’altro sarebbe l’ammissione di un errore. Per il bene della Juve, però, la scelta va fatta. Puntare ancora sul regista alla prima esperienza lontano da casa potrebbe rivelarsi rischiosa.

Affidare la squadra alle sapienti mani di un giocare come Booker potrebbe essere il primo tassello di una mini rifondazione già iniziata. Booker, classe 1972, esce dallo stesso college del carneade Arthur Johnson (Missouri), ma stiamo parlando di un giocatore di altro livello e stoffa. Ha girato mezza Europa (oltre alle esperienze
italiane ha vestito anche le canotte dell’Ulker Istanbul e del Khimki Mosca) ed ha sempre recitato un ruolo da protagonista assoluto anche nelle competizioni prestigiose come la Euroleague e la Uleb Cup.

Nato con la palla da basket in mano, con la missione di incantare le platee, l’ex Scavolini potrebbe dare quel pizzico di esperienza necessaria per la crescita mentale di un gruppo giovane, ricco di talento ma sempre pronto alla deconcentrazione. Ora la palla passa nelle mani della coppia Betti-Frates chiamata a decidere il da farsi.
Il resto, poi, sta nella ferma volontà di Booker di sposare un progetto non di altissima classifica ma sicuramente interessante.

Qualora dovesse saltare la pista primaria, la Juve dirotterebbe le sue attenzioni su Eddie Gill già visto in Italia con la canotta della Fortitudo Bologna. Insomma il rompicapo è già iniziato soprattutto per capire se realmente Butler avrà ancora una chance o meno. Da quello che si intuisce la decisione verrà presa in queste ore e non è escluso che ci sia ancora J-Balls a Treviso. Intanto il regista americano pare godere di un paio di estimatori in LegaDue, compagini che sarebbe disposte a rilevare il contratto con Caserta.

Intanto un altro passo interessante potrebbe essere fatto su Superman Diaz. Il giocatore più incandescente della Juve, in queste prime tre giornate di campionato, potrebbe acquisire un passaporto comunitario. Il portoricano, infatti, ha la possibilità di prendere il passaporto britannico grazie a sua moglie. La signora Diaz, infatti, pur essendo portoricana ha dei parenti che gli consentirebbero di ricevere questo nuovo status e, di riflesso, anche Guillermito potrebbe usufruirne.Sarebbe un colpo sensazionale se l’operazione andasse in porto in tempi relativamente brevi. Burocrazia permettendo, la Juve è guardinga e vigile perchè sfruttare Diaz da comunitario sarebbe spaventoso negli equilibri.

Fonte:Gazzetta di Caserta

Sacerdoti gay, ribadito il no dal vaticano

Città del Vaticano – No all’ingresso nei seminari degli omosessuali, sì al rispetto del celibato, attenzione all’aspetto psicologico dei futuri sacerdoti spesso messi in crisi da una società consumistica, da relativismo morale e instabilità affettiva. Non contiene sostanziali novità rispetto al magistero tradizionale della Chiesa il documento presentato oggi in Vaticano dal titolo ”Orientamenti per l’utilizzo delle competenze psicologiche nell’ammissione e nella formazione dei candidati al sacerdozio”, redatto dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica guidata dal cardinale Zenon Gorchelewski.

Il testo di fatto riprende gli orientamenti già affermati in un altro testo pubblicato nel 2005 e cerca di precisare alcuni punti. In ogni caso il sacerdozio rimane precluso alle persone con ”tendenze omosessuali fortemente radicate”.

Fra gli aspetti che hanno trovato un approfondimento c’è quello relativo al sostengo psicologico dei seminaristi: insomma la Chiesa accetta l’aiuto e il sostegno di Freud per gestire i problemi di solitudine e le carenze affettive dei sacerdoti: ”Il cammino formativo dovrà essere interrotto nel caso in cui il candidato – afferma il documento – nonostante il suo impegno, il sostegno dello psicologo o la psicoterapia, continuasse a manifestare incapacità ad affrontare realisticamente, sia pure con la gradualità di ogni crescita umana, le proprie gravi immaturità (forti dipendenze affettive, notevole mancanza di libertà nelle relazioni, eccessiva rigidità di carattere, mancanza di lealtà, identità sessuale incerta, tendenze omosessuali fortemente radicate, ecc)”. ”Lo stesso deve valere – si spiega ancora – anche nel caso in cui risultasse evidente la difficoltà a vivere nel celibato, vissuto come un obbligo così pesante da compromettere l’equilibrio affettivo e relazionale”.

adnkronos

HYPPO CAMPOS OSPITA LA FINALE DEL CONCORSO DI BELLEZZA ‘’ MISS TEXAS HOLD’EM’’

Castel Volturno ( Italia Pollice ) – La Misa Group, azienda in franchising di organizzazione eventi, sceglie di presentare la FINALE NAZIONALE del Concorso di Bellezza “MISS TEXAS HOLD’EM” e il torneo abbinato nelle strutture alberghiere di Castel Volturno, dal 27 novembre al 30 novembre. La kermesse che decreterà la ragazza più Style d’Italia nella serata del 30 novembre presso l’Hyppo Kampos di Castel Volturno si è messa in moto a marzo di quest’anno. Nelle più prestigiose località turistiche italiane (Taormina, Firenze, Torino, ecc.) bellezze in passerella si sono sfidate per aggiudicarsi le varie tappe del Concorso. Nelle quattro giornate campane della Finale le 50 concorrenti sono ospiti dell’ hotel “Il giardino degli dei” di Castel Volturno, e riprese notte e giorno da 50 telecamere.
Domenica 30 novembre una giuria d’eccezione eleggerà “MISS TEXAS HOLD’EM”, e sceglierà sei ragazze che partecipano di diritto al nuovo Reality show della moda, REALITY FASHION ACADEMY. Tale programma televisivo sarà trasmesso a gennaio su TV satellitari. I casting si terranno in tutta Italia a dicembre.
Quindici aspiranti modelle e dieci aspiranti modelli saranno “rinchiusi” nell’Hyppo Kampos per due mesi. Tra sfide, prove e training il premio finale per i vincitori (un ragazzo e una ragazza) è la PORTA PER ENTRARE NEL MONDO DELLA MODA. Il MAIN EVENT TEXAS HOLD’EM, poker tanto in voga anche in Italia da qualche tempo, si svolge dal 27 al 29 novembre presso l’Hotel “Il giardino degli degli dei”. Il vincitore si aggiudicherà il premio messo in palio: una FIAT 500.
Chiude la manifestazione il prestigioso GRAN GALA’ DELLA MODA per dare la possibilità ai produttori campani di mettere in vetrina le loro creazioni e proposte.

TRUFFA ALLE ASSICURAZIONI – 20 ORDINANZE DI CUSTODIA CAUTELARE

OMICIDIO DI MEREDITH KERCHER CONDANNATO A 30 ANNI DI CARCERE RUDY GUEDE, KNOX E SOLLECITO A GIUDIZIO IL 4 DICEMBRE

 
 
 
PERUGIA - Rudy Guede è stato condannato a 30 anni dal gup di Perugia Paolo Micheli per l’omicidio di Meredith Kercher. La sentenza è arrivata dopo 11 ore di camera di consiglio. Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati rinviati a giudizio dal gup. Si terrà il 4 dicembre davanti alla corte d’Assise di Perugia la prima udienza del processo.Rudy Guede e’ stato condannato per l’omicidio volontario di Mez, aggravato dalla violenza sessuale. E’ stato invece assolto dall’accusa di furto, contestata agli altri due imputati. Il gup si é riservato a domani la decisione sulla richiesta di arresti domiciliari per Sollecito e Knox, avanzata dai legali dei due giovani.

“E’ stata fatta giustizia”. Così i genitori di Meredith Kercher hanno accolto la sentenza che ha condannato a 30 anni Rudy Guede e il rinvio a giudizio degli altri due giovani I genitori di Meredith sono arrivati in tribunale qualche minuto prima della lettura della sentenza e con compostezza hanno ascoltato la lettura della sentenza da parte del giudice.
”Siamo soddisfatti del risultato”: cosi’ invece ha commentato Lyle, uno dei fratelli di Meredith Kercher, ha commentato la decisione del gup di Perugia. Il giovane ha spiegato di ”avere sempre riposto fiducia sul sistema giudiziario italiano”.

”Abbiamo ricevuto molto supporto morale dalla polizia – ha quindi affermato il padre John – ma anche da ‘persone normali’ e questo ci e’ stato molto di aiuto”. Riferendosi al prossimo processo nei confronti di Raffaele Sollecito e Amanda Knox, la madre di Mez, Arline, ha sottolineato che ‘’sara’ basato sulle prove”. ”E noi – ha aggiunto – non possiamo mettere davanti cio’ che vorremmo”. L’avvocato Francesco Maresca ha parlato di ”decisione molto sofferta” riferendosi a quella del gup. ”Questo processo – ha sottolineato – riguarda giovani ragazzi legati alla morte di una loro coetanea”.

Al momento della lettura del decreto di rinvio a giudizio Amanda Knox e’ scoppiata a piangere. Ma e’ stato solo un attimo. Si e’ ripresa quasi subito, confortata dagli avvocati Carlo della Vedova e Luciano Ghirga, che le hanno detto: ”non ti preoccupare, questo e’ solo l’inizio. Dobbiamo continuare a combattere”.

 

RIFORMA GELMINI – CORTEI E MANIFESTAZIONI SPONTANEE IN TUTTA ITALIA

 

ROMA – Sono al momento sette i cortei spontanei degli studenti medi e universitari che stanno attraversando Roma per convergere a palazzo Madama sede del Senato dove oggi è in discussione il contestato decreto Gelmini. Il corte più numeroso, circa 1.000 i partecipanti è partito da piazza della Repubblica diretto a piazza Navona, e si trova all’altezza di corso Rinascimento. Altri cortei, di circa 3-400 studenti, sono segnalati: a viale Marconi con conseguente chiusura al traffico da via Leopoldo Nobili; all’Eur, in viale America, diretti a piazza Francesco Vivona dove la protesta si é trasformata in un sit-in. Un corteo sta percorrendo via di Ripetta e via della Scrofa, mentre il corteo lungo viale Trastevere ha ormai raggiunto corso Rinascimento. Ancora un corteo, sempre spontaneo si è formato nella zona della Garbatella, in via Silvio D’Amico e via Leonardo da Vinci. Da Ostiense sta partendo un altro corteo per raggiungere quello già in corso in viale Silvio D’Amico che intende raggiungere la Facoltà di lettera di Roma Tre. Alle 14 è previsto un corteo da piazza della Repubblica a piazza Barberini. Numerose le pattuglie della polizia municipale che stanno operando lungo i percorsi delle manifestazioni per limitare i disagi al traffico e provvedere alla chiusura e riapertura delle strade interessate.

A RITMO DI BATTIATO PROTESTA STUDENTI SOTTO SENATO
Cercano “un centro di gravità permanente” le centinaia di studenti confluite da quasi un’ora davanti all’ingresso principale del Senato. E’ un Battiato rivisitato e mixato quello che intonano gli studenti di scuole medie e licei, che occupano lo spazio della Corsia Agonale, vale a dire la stradina che collega Corso Rinascimento a Piazza Navona. La protesta contro il decreto Gelmini alterna intermezzi musicali a slogan urlati contro la riforma della scuola o all’indirizzo del ministro. Gli studenti presenti sotto il Senato sono l’avanguardia di un corteo, il cui arrivo è atteso a Piazza Navona in mattinata.

MILANO, ALTRI DUE ISTITUTI SUPERIORI IN OCCUPAZIONE
La mobilitazione studentesca contro il decreto Gelmini prosegue a Milano anche nelle scuole superiori. Al liceo artistico Boccioni in zona Fiera, in occupazione da ieri, oggi si sono aggiunti, secondo quanto riferiscono dal Coordinamento dei collettivi studenteschi, altri due istituti superiori: il liceo classico Manzoni e il magistrale Agnesi. Inoltre, altre scuole (l’istituto tecnico Besta, il liceo di scienze sociali Kandinsky e gli scientifici Marconi e Bottoni) hanno optato per “giornate autogestite – spiegano dai Collettivi – durante le quali si farà attività informativa sulle conseguenze della riforma e si studieranno le iniziative dei prossimi giorni che culmineranno con lo sciopero del 30 ottobre prossimo”. Allo storico liceo classico Parini, invece, per oggi è stata organizzata un’assemblea occupata.

STUDENTI OCCUPANO FERROVIA VIAREGGIO, NESSUN DISAGIO
Un gruppo di studenti, partito in corteo dalla centrale Piazza Mazzini, ha occupato per alcuni minuti, questa mattina, i binari della stazione ferroviaria di Viareggio. La manifestazione non ha causato alcun problema al transito dei treni. Il gesto rientra nelle proteste contro il cosiddetto ‘decreto Gelmini’ sulla riforma della scuola. A Viareggio e in Versilia nella maggior parte degli istituti la lotta prosegue con l’ autogestione, mentre sono state sospese molte occupazioni.

STUDENTI STRADA A CAGLIARI

E’ iniziata poco prima delle 9 la protesta dei 1.400 studenti del Liceo Classico Siotto di Cagliari, una delle più grandi scuole d’Italia, che hanno occupato viale Trento, la strada antistante l’istituto e dove si trova anche la sede della Regione Sardegna, sedendosi per terra e bloccando il traffico. Con megafoni, striscioni e cori manifestano la propria protesta contro legge 133 per il riordino della Scuola e dell’Università. L’intenzione degli studenti della sede centrale e di quella staccata di via Falzarego, che hanno attuato una improvvisa azione di contestazione con un tam tam di richiamo attraverso sms, è di restare in piazza sino a fine mattinata bloccando la circolazione stradale ed i pullman dei trasporti. Non è presente alcun addetto delle forze dell’ordine che non sapevano della manifestazione.

A BARI CORTEO STUDENTI CON VENDOLA E SINDACO
“La 133 è una ferita insopportabile. Non solo nei confronti della scuola pubblica ma della democrazia”: lo ha detto all’ANSA, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che poco fa si è messo alla testa di un corteo spontaneo di studenti che protesta contro il decreto Gelmini. Insieme con Vendola c’é anche il sindaco di Bari, Michele Emiliano, il presidente della Provincia di Bari, Vincenzo Divella, gli assessori regionali al Lavoro, Marco Barbieri, e al Diritto allo studio, Mimmo Lomelo. Al corteo – secondo fonti della Questura – partecipano circa tremila studenti. In testa al corteo c’é una bara, già utilizzata dai giovani in precedenti iniziative, che viene portata a spalla: sopra c’é un cartello con scritto “onoranze funebri Gelmini”. La manifestazione si snoda in modo festoso per le vie della città con maglie che vengono lanciate in aria, slogan, balli e applausi. Tutto è cominciato con un’assemblea che era stata organizzata in un’aula della facoltà di Giurisprudenza: il luogo non riusciva a contenere il numero di studenti che, tra l’altro, cominciavano ad arrivare a centinaia e centinaia dalle altre facoltà.

A POTENZA STUDENTI DENTRO, MA LASCIANO ZAINI FUORI
Circa un migliaio di zaini sono stati lasciati stamani appesi alle ringhiere del cortile esterno del liceo scientifico “Galileo Galilei” di Potenza, “simbolo della nostra protesta e del nostro strumento quotidiano di apprendimento, lasciato fuori dalla scuola”: gli studenti, invece, sono entrati “solo per eleggere – hanno spiegato – i rappresentanti alla Consulta provinciale”. La forma di protesta è stata attuata alle ore 8.30, al suono della campanella. In un documento gli studenti delle superiori di Potenza hanno chiesto che “ai tavoli con il Governo, a parlare di come modificare la riforma, non vengano convocate quelle associazioni che strumentalizzano i movimenti di piazza” ma “gli studenti eletti nelle Consulte provinciali”. Stamani, inoltre, è stato organizzato un altro corteo per le vie di Potenza. Nel centro storico, invece, si svolgeranno lezioni all’aperto. Nell’aula magna del Campus universitario di Macchia Romana è prevista un’assemblea con studenti, docenti e famiglie.

A BOLOGNA FANTASMI LUMINOSI CHIEDONO BLOCCO DECRETO
Fantasmi in piazza Maggiore, il cuore di Bologna, per “difendere” la scuola pubblica e protestare contro il voto annunciato per domani al Senato che ripristina il maestro unico. I lenzuolini coi fori per gli occhi si aggireranno sul ‘crescentone’ a partire dalle 18.30. Li ha ‘invocati’ l’Assemblea Genitori-Insegnanti delle scuole della città e della provincia che fu capofila della ‘Notte Bianca’ del 15 ottobre. Ora la proposta è un messaggio luminoso alla vigilia del voto sul decreto 137. L’assemblea invita gli altri genitori e insegnanti ‘dalle Alpi alla Sicilia’ alla veglia notturna e a comporre nelle piazze d’Italia la scritta ‘Fermatevi’ con candele e lumini. Intanto proseguono nelle strade ‘universitarie’ della Regione le lezioni in piazza di diversi docenti, mentre a Piacenza il Comitato Scuola Pubblica invita la gente in Piazza Cavalli indossando magliette bianche con la scritta “Continuiamo a difendere la scuola pubblica”.

NEL SALERNITANO A LEZIONE CON FASCIA AL BRACCIO
Stop ai cortei anti-Gelmini da parte degli studenti del Liceo Scientifico “A. Gatto” di Agropoli, che questa mattina, dopo cinque giorni di manifestazioni e iniziative per le strade della cittadina cilentana, sono regolarmente entrati in aula per fare lezione. Gli allievi del “Gatto”, però, non hanno rinunciato a proseguire la protesta. Gli studenti, infatti, indossano sul braccio una fascia che reca la scritta “Studio, ma protesto”. “Abbiamo deciso di proseguire la nostra lotta con attività pomeridiane – spiega Elisa Mozzarella, rappresentante d’Istituto degli studenti – Al mattino ci recheremo regolarmente in classe per fare lezione. Ciò non vuol dire che abbiamo mollato. La fascia significa proprio questo”.

 ansa

LOTTO, SISTEMA PER IL SUPERENALOTTO, LA PAGINA DEI SOGNI. di JOHNNY SCOZZESE

 

 

Estrazione del: 25 ottobre 2008

 

BARI

32

77

81

3

15

 

CAGLIARI

90

45

24

64

42

 

FIRENZE

16

57

4

36

70

 

GENOVA

5

1

6

7

36

 

MILANO

85

42

53

41

65

 

NAPOLI

13

3

42

88

79

 

PALERMO

71

81

22

33

2

 

ROMA

28

74

87

75

50

 

TORINO

38

70

33

60

9

 

VENEZIA

78

73

69

67

19

 

NAZIONALE

67

16

52

19

4

Cari amici, ho saputo che siete stati in molti a seguire le mie previsioni. Sempre cercando di ottimizzare al massimo, investiamo con moderazione piccole somme.

Questa è la mia personale previsione dedicata esclusivamente ai lettori de “Primapaginacasertana” per la settimana 27/31 ottobre 2008 (fino al venerdì, poiché sabato 1° novembre l’estrazione slitterà al lunedì successivo e per tale data vi fornirò una nuova previsione):

 

42 – 88 – 90

 

da giocare sulla ruota di Torino e su Tutte (consiglio €2 ambo, €1terno).

 

 

NB: una volta sfaldato il gioco non ripetere sulla ruota di Torino ma solo su Tutte.

 

 

 

Ho ritenuto farvi omaggio di un piccolo sistema SUPERENALOTTO composto da 11 numeri e un “fisso” che è il 28….. chissà che non si riesca a sbancare……

 

2

14

28

28

14

28

18

18

28

28

18

18

44

52

18

44

44

65

65

55

52

55

73

73

82

55

65

82

88

88

 

2

28

14

2

2

14

44

28

28

14

28

52

44

44

28

18

55

52

65

52

73

73

73

82

55

82

82

88

88

88

 

 

 

 

2

2

14

2

14

14

28

28

28

18

28

55

44

44

28

43

65

52

55

44

65

73

82

73

65

82

88

88

88

88

 

18

2

28

28

2

28

28

44

52

28

52

52

52

55

44

55

55

73

65

52

65

65

82

82

65

73

82

88

88

73

 

2

28

28

55

55

65

65

73

73

82

82

88

 

 

 

PAGINA ONIRICA

 

Molti anni addietro sono venuto in possesso di un piccolo opuscolo, ormai introvabile, che è dedicato interamente all’interpretazione dei sogni. Più volte ho avuto modo di constatare l’esattezza del contenuto e l’abbinamento “azzeccato” dei relativi numeri.

 

Pensando di fare gradito omaggio a tutti i lettori, da oggi, ogni settimana, descriverò, in ordine alfabetico, il significato del sogno ed i numeri da abbinarvi.

Buona fortuna a tutti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

ABBANDONARE: essere abbandonato in genere 87. dal marito 13; dalla moglie 64 dai genitori 4.

In sogno l’essere abbandonato indica la presenza di un amicizia sicura.

RENATO BRUNETTA: TORNELLI VUOL DIRE GIUSTIZIA

Ho parlato dei tornelli in tribunale, intendendo non tanto, e non solo, le strutture fisiche, quanto il controllo degli orari di lavoro, della presenza e, quindi, della produttività di tutto il personale della giustizia, e subito, come al solito, s’è levato il solito coro: è una boutade, non conosco la materia, non ho competenza. Cercherò di esser più preciso: la fine dell’anarchia giudiziaria, dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro negli uffici, è solo un primo passo, piccolo e necessario, perché i costi della giustizia che non funziona sono insopportabili, sia in termini di spesa pubblica che di civiltà collettiva. Mi limito ad alcuni punti, consapevole che il tema è complesso e non esauribile in poche righe.

Abbiamo avviato l’operazione trasparenza sull’assenteismo nella Pubblica Amministrazione, documentando l’impatto delle assenze per malattia dei dipendenti, dopo l’introduzione delle trattenute previste dal decreto 112, e mettendo i dati in sequenza storica. Il risultato è stato un crollo dei finti malati (-44,6% nel mese di settembre rispetto allo stesso mese di un anno fa). Non è la soluzione di tutti i mali, ma è un passo in avanti.

Come sono andate le cose nel comparto della giustizia? Non lo so, non lo sa nessuno, perché quei dati non sono mai arrivati. Hanno risposto alcune amministrazioni centrali, ma la trasparenza è stata rifiutata dall’insieme degli uffici periferici. Non abbiamo dati relativi alle presenze dei magistrati, ma neanche dei cancellieri e dell’altro personale amministrativo, che sono tutti dipendenti pubblici. Che sia chi amministra la giustizia a sottrarsi alla trasparenza non è un bell’esempio.

I tempi della giustizia italiana (penale, civile, amministrativa) sono scandalosamente lunghi, al punto da esporci a fondati e preoccupanti rilievi internazionali. Una giustizia che viaggia con i tempi italiani non merita di chiamarsi giustizia. Di questo, naturalmente, non portano la responsabilità solo i magistrati, essendoci colpe enormi del legislatore. Ma sono responsabili anche i magistrati. Per esempio: la legge è chiarissima, stabilendo che le motivazioni delle sentenze si depositano contemporaneamente o pochi giorni dopo la lettura del dispositivo, e solo in casi eccezionali entro tre mesi. La regola, di fatto, è che le motivazioni arrivano dopo molti mesi, e talora dopo anni. Nessuno paga, perché i tempi che riguardano i cittadini sono perentori (quindi obbligatori), mentre quelli cui devono attenersi i magistrati ordinatori (vale a dire che sono solo indicativi). Non credo sia tollerabile.

Dei procedimenti penali che s’iniziano arrivano a sentenza sì e no il 30%, fra questi risultando numerosi gli assolti. Significa che più del 70% dei procedimenti si perde per strada, risucchiato dai tempi delle prescrizioni. Una pacchia, per i criminali. Nel solo tribunale penale di Roma quasi l’80% dei rinvii è dovuto ad errori procedurali commessi dagli uffici, il che meriterebbe un serio controllo di produttività, con premi a chi lavora bene e sanzioni per chi lo fa come capita. Ogni volta che si solleva il tema la risposta dei magistrati è: servono più soldi. Ma noi abbiamo più magistrati e spendiamo più della media europea. Spendiamo troppo, non troppo poco, ma spendiamo male, come dimostra il capitolo informatizzazione: ci sono 7000 server al servizio della giustizia (ne basterebbe il 10%) e 169 sale dedicate (ne basterebbero 29). Tutto questo non solo è costato per gli acquisti, ma costa ogni anno, in servizi di assistenza e manutenzione, un occhio della testa. E non funziona, perché la telematica richiede integrazione dei sistemi, non moltiplicazione dei centri autogestiti ed autoreferenziali. E integrazione vuol dire scientificità dell’organizzazione con relative responsabilità manageriali e di gestione che, nei nostri palazzi di giustizia, semplicemente non esistono. Ognuno per sé, magari in buona fede, ma in totale disorganizzazione.

Dicono i magistrati: ci portiamo il lavoro a casa. Ma mica voglio una giustizia amministrata nel tinello! Ed a che serve informatizzare tutto, se poi il lavoro si fa da un’altra parte? Mancano gli uffici? Si organizzi il lavoro giudiziario in modo che gli uffici ci siano e siano aperti al pubblico, che problema c’è? Non vedo proprio perché qualcuno debba sentirsi sminuito se si controllano le entrate e le uscite dal lavoro al fine di evitare i tanti deserti pomeridiani nei nostri tribunali. Ci guadagneranno quelli che lavorano tanto, come si dimostra in alcune procure che, a legislazione vigente, sono riuscite a migliorare l’organizzazione interna, ci guadagneranno i cittadini, ci guadagnerà l’economia del Paese. Non ce l’ho con i magistrati, ma non possono esistere delle aree protette dalla trasparenza e dalla produttività. Meno che mai dove ci si occupa dei diritti dei cittadini.
* ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione

Fonte : LA STAMPA

BRUNETTA, TORNELLI ANCHE PER I MAGISTRATI.

ROMA – Il ministro della funzione pubblica Brunetta a tutto campo. Da una emittente radiofonica ha lanciato l’ennesima sfida ai fannulloni di stato: vuole inserire anche per i magistrati i ‘tornelli’. Lavorano solo due tre giorni a settimana e gli atri stanno a casa. E’ quanto affermato dal ministro della funzione pubblica. Una proposta provocatoria che non lascerà il tempo che trova, ma che di sicuro solleverà numerose critiche verso l’operato del ministro Brunetta, ormai lanciato verso una moralizzazione della Pubblica amministrazione. Già con i suoi primi interventi legislativi un risultato l’ha già raggiunto: un dimezzamento delle assenze per malattia nel pubblico impiego, con enormi somme risparmiate alle casse dell’erario. Oggi quest’altra proposta – provocazione cha farà discutere. Ma, ha anticipato il ministro, lui andrà avanti dritto per la sua strada. Per quanto riguarda la somma prevista per il rinnovo dei contratti agli statali pari a sei milioni, ha detto il ministro che non sono tanti, ma che tuttavia non sono neanche pochi. Esclude aiuti di stato alla Fiat. «I soldi alla Fiat  - ha detto Brunetta – sono stati dati l’ultima volta 3 anni fa e io in quell’occasione mi opposi. Questo – assicura – sarà il mio atteggiamento anche adesso. Di aiuti alla Fiat non se ne parla». Quanto ad Alitalia, «è vero – riconosce il ministro che abbiamo fatto un prestito ponte da 300 mln, ma Alitalia era, è un caso nazionale e abbiamo dovuto fare questo sforzo. Speriamo di recuperarlo ma non ci credo». Quanto alle banche «vorrei ricordare che, allo stato, non abbiamo dato un euro. Abbiamo solo messo in piedi un sistema di garanzie in caso di emergenza che spero non si attivi mai perchè abbiamo un sistema bancario solido». «I veri investimenti – puntualizza Brunetta – sono semmai necessari per il welfare, la scuola, l’università, ma prima bisogna fare un po’ di pulizia nei conti. Pesate che noi paghiamo più di 100 miliardi l’anno solo per la sanità e di questi tutti concordano nel ritenere che almeno il 20% è frutto di inefficienze e sprechi».

leggi: www.primapaginaitaliana.it

 

Elezioni comunali 2009.la lista mirra rende noti i candidati, papa sta’ gia’ lavorando al programma.

Santa Maria la Fossa ( Antonio Gaudiano ) – Oramai le ‘amichevoli’ estive sono alle spalle. Quegli incontri che servono per far riprendere la forma ai giocatori, a testare le formazioni, ad amalgamare i ‘reparti’, a fare pretattica a stabilire se occorrono altri acquisti per potenziare l’attacco o la difesa, sono solo ricordo. Da oggi si fa sul serio. Inizia il campionato e tutti gli incontri prossimi venturi saranno utili per far punti per la vincita dello “scudetto”. E se quest’ultimo è il traguardo finale, quello che conta, non si tralasciano le battaglie intermedie: quelle che al risultato finale condurranno, scandendo la corsa.Oggi la lista dell’avv. Antonio Mirra ha affisso il suo primo manifesto rendendo pubblici i componenti della ‘squadra’ che scende in campo per la vincita dello scudetto, quello che si aggiudicherà nella primavera inoltrata del prossimo anno: il governo cittadino per i prossimi cinque anni, dopo il decennale periodo di consiliatura Abbate. Al sedici di novembre, ci sarà la presentazione ufficiale della stessa lista presso un locale ristorante pizzeria. Il tutto al fine di recuperare il gap con l’altra antagonista lista del dott. Antonio Papa, che ha iniziato la sua corsa da ben prima, ritenendo che chi ha tempo in politica (e partitamente nelle campagne elettorali) non deve attendere tempo. E, dunque, saranno della partita, oltre al capolista avv. Antonio Mirra: Federico Nicolino, Russo Luigi, Mirra Angelo, Salzano Donato, Mirra Michele, Grasso Graziano, Alfano Stefania, Fierro Giuseppe, Giusti Giuseppe, Giordano Graziella, Ovilio Antonio e De Domenico Michele.

Dalla parte del dott. Papa si fa sapere che per quanto li riguarda la lista è già chiusa e che si sta già lavorando al programma. “Da questo momento – ha detto Papa – basta polemiche, si dovrà solo parlare di problemi che affliggono il paese e dei programmi”.

Lo stesso ci ha fatto pervenire uno stralcio del suo programma relativo alla partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica, alla legalità e alla trasparenza amministrativa. “Il cittadino – si legge nel programma – deve tornare ad essere al centro delle decisioni che riguardano la comunità. Per questo devono essere predisposti gli strumenti adeguati per la partecipazione al bene comune. Un cittadino non più suddito, ma in grado di giocare in prima persona un ruolo da protagonista nell’amministrazione della città, nelle scelte che riguardano la comunità, l’ambiente, lo sviluppo economico e sociale. Per questo – continua il testo del programma della lista Papa – dovrà essere istituito un nuovo rapporto tra Municipio e cittadinanza. Il Bilancio partecipato, è, per esempio, uno di questi istituti. La partecipazione attiva alla gestione e alle scelte di bilancio costituiscono uno dei fondamenti di questo nuovo rapporto. Il buon funzionamento dei servizi pubblici è una delle condizioni indispensabili per avviare una nuova fase di sviluppo economico e civile della nostra comunità, superando la rottura che ormai si è consumata tra i cittadini e l’Amministrazione locale. La nuova Amministrazione guarda allo snellimento della macchina amministrativa con l’obiettivo di garantire tre principi fondamentali: l’accesso ai servizi, il miglioramento dei livelli occupazionali e delle opportunità economiche per gli operatori in collaborazione con l’Ente Locale, l’efficienza e l’economicità di gestione. Facendoci interpreti di questi interessi – si legge ancora nel programma – , intendiamo dedicare il massimo impegno alla riorganizzazione e riordino dei servizi amministrativi, assicurandone una sana ed efficiente gestione. Parlare di efficienza significa garantire all’interno dell’Amministrazione una gestione trasparente delle risorse e un utilizzo oculato del bene pubblico. La nostra coalizione si aspetta di raggiungere questo risultato in due modi: da una parte con il rispetto della legalità nelle procedure amministrative e nella gestione patrimoniale, dall’altra con l’uso strategico degli strumenti organizzativi, dell’offerta, delle forme di finanziamento pubblico nazionale ed europeo, delle forme di risparmio offerte dalle innovazioni tecnologiche e da un’attenzione particolare agli sprechi di bilancio. Occorre, perciò, – si conclude – una seria programmazione finanziaria per diminuire le tasse  e una concentrazione degli sforzi verso una gestione oculata e produttiva delle entrate e delle uscite comunali.”

 

Nostra intervista al sindaco anticamorra di castel volturno francesco nuzzo: faccio a meno della scorta non perché sono un eroe

Castel Volturno ( Antonio Gaudiano ) All’indomani della strage dei sei africani ad Ischitella era stato come sempre in prima fila contro la camorra. Il sindaco Francesco Nuzzo, un giudice prestato alla politica, non ha arretrato neanche di un millimetro allorquando alcuni giorni fa, nonostante le ingenti forze dell’ordine inviate a presidiare le zone calde della provincia di Caserta e particolarmente di Castel Volturno, sono apparse sui muri della cittadina di Castel Volturno alcune scritte con minacce di morte.

L’otto novembre sarà presente a Pinetamare alla manifestazione contro la camorra e la clandestinità. Ci tiene il sindaco Nuzzo a ribadire “non contro i clandestini, ma contro la clandestinità”. In sintesi ha detto il sindaco siamo contro l’ingresso clandestino in Italia, contro il fenomeno, non contro le persone. E’ lo Stato che deve approntare gli strumenti per far si che non si verifichi l’ingresso clandestino nel nostro Paese. Perché una volta che sono entrati puoi al massimo espellere quelli di cui conosci la nazionalità ma non gli altri, e sono la maggioranza.

Sindaco, nonostante le minacce che le hanno rivolto, lei ha deciso di fare a meno della scorta, perché?

“Ho giurato fedeltà alla Costituzione – ha dichiarato il sindaco -. Nel giuramento era compresa anche l’esposizione al rischio nell’interesse generale. La gente probabilmente non capirebbe nemmeno che io possa essere circondato, nel momento in cui difendo dei valori forti come i valori dello Stato, di avere la tutela da parte delle forze dell’ordine. Le forze dell’ordine stanno altrove. Io voglio la mia libertà perché rappresento valori positivi e dunque faccio a meno della scorta. Non perché sono un eroe: sono una persona normale, che ha il coraggio civile delle proprie azioni”.

PEDOPORNOGRAFIA arresti in tutto il nord italia

UDINE - Bastava pagare 98 dollari e, una volta iscritti, si poteva accedere al sito internet e acquistare tutto il materiale pedopornografico desiderato: il traffico – tra Stati Uniti, dove aveva sede il provider, Italia, patria dei compratori, e Bielorussia, dove aveva sede l’organizzazione criminale – è stato stroncato dalla Polizia postale di Udine che ha speso due anni di lavoro per sgominare la banda e sequestrare personal computer, cd, dvd, pendriver, videocassette e altro materiale definito ‘raccapricciante’ dagli inquirenti. Due persone – Daniel Passigli, segretario comunale di Tassullo (Trento), ma residente a Gardolo (Trento), e Armando Gabardi, operaio, di Trento – sono state arrestate; altre 98, tutte tra i 26 e i 59 anni, sono state indagate per l’ipotesi di reato di divulgazione e commercializzazione di materiale pedopornografico. Tra queste, secondo quanto reso noto oggi dalla Polposta di Udine, anche due religiosi, uno di fede cristiano-cattolica e l’altro di fede musulmana. “E poi persone ‘insospettabili’ rappresentanti di tutti i ceti sociali – ha ricordato Romeo Tuliozzi, dirigente di Polposta Udine -; da operai a studenti, da professionisti e insegnanti, da pensionati a dirigenti aziendali”. All’operazione – denominata ‘IWest’ e partita agli inizi del 2007 – sono state interessate praticamente tutte le regioni italiane “a conferma che il fenomeno è esteso in tutto il territorio nazionale”. Le indagini sono partite dall’ individuazione di un sito internet esclusivamente dedicato alla pedopornografia.

“Ci siamo iscritti pagando i 98 dollari richiesti – ha spiegato Tuliozzi – e abbiamo cominciato a interagire. Da qui migliaia e migliaia di contatti e di dati raccolti. Ricostruendo tutti i passaggi siamo arrivati a identificare la rete e a sgominare la banda”. L’organizzazione aveva sede a Minsk, in Bielorussia, dove sono finiti in carcere gli organizzatori del ‘giro’, mentre quattro milioni di dollari provento del traffico sono stati sequestrati. In Italia sono stati invece sequestrati 118 personal computer, 168 ard disk, 3.634 cd, 678 dvd, 576 videocassette e 49 pendriver. “Scoprire gli acquirenti del materiale – ha detto Tuliozzi – é stato molto difficile. C’era chi usava anche quattro carte di credito per fare acquisti e chi usava anche carte d’identità scadute. Uno dei due arrestati di Trento, ad esempio, in sei mesi ha speso oltre tremila euro per fare acquisti di materiali. E’ stato un lavoro certosino che è stato possibile portare a termine anche grazie alla collaborazione con il Dipartimento dell’Immigrazione degli Stati Uniti e il Dipartimento dei Crimini informatici della Bielorussia”. ‘Raccapriccianti’ sono stati definiti da Tuliozzi le immagini divulgate sul sito e nel materiale sequestrato. Erano riprodotti filmati di violenze su bambini e bambine tra i due e gli otto anni, di etnie diverse

ansa

Discorso integrale di Walter Veltroni al Circo Massimo al PD DAY

Un italiano su tre si riconosce, crede nel disegno di un riformismo moderno. E’ un fatto inedito nella lunga vicenda nazionale. E oggi, in questo luogo splendido e immenso, siamo qui, in tanti, perché vogliamo bene all’Italia, perché amiamo il nostro Paese.

Con lo stesso amore, il 14 ottobre di un anno fa, il Partito Democratico nasceva da un grande evento di popolo.

L’Italia è un Paese migliore della destra che lo governa in questo momento. Migliore della destra che nel tempo recente lo ha già governato, anche se qualcuno troppo spesso finge di dimenticarlo, per sette lunghi e improduttivi anni.

L’Italia è un grande Paese democratico, è un Paese che ama la democrazia.

Perché l’Italia non dimentica, non potrà mai dimenticare quanti hanno sofferto, quanti hanno dato la vita per la sua libertà.

Lunedì scorso ci ha lasciati un grande amico, un padre della Repubblica, un maestro di vita per tutti noi. Aveva venticinque anni, Vittorio Foa, quando fu condannato e messo in galera: perché era antifascista, perché pensava diversamente da chi era al potere.

E per chi crede che fino ad un certo punto ci sia stato un fascismo in fondo non troppo cattivo, va ricordato che era il 1935. Non era ancora arrivata la vergogna delle leggi razziali. Ma il regime aveva già fatto in tempo a sopprimere la libertà di stampa e quella di associazione, a chiudere partiti e sindacati, a calpestare il Parlamento e a incarcerare, mandare in esilio o uccidere chi non si piegava alla dittatura: Don Minzoni, Giacomo Matteotti, Piero Gobetti. E due anni dopo la stessa sorte sarebbe stara di Carlo e Nello Rosselli e di Antonio Gramsci.

L’Italia, signor Presidente del Consiglio, è un Paese antifascista.

A chi le chiedeva se anche lei potesse definirsi così, “antifascista”, lei ha risposto con fastidio che non ha tempo da perdere, che ha cose più importanti di cui occuparsi, rispetto all’antifascismo e alla Resistenza.

Il presidente Sarkozy non avrebbe risposto così, non avrebbe detto questo della Resistenza animata dal generale De Gaulle, non avrebbe messo in dubbio che ogni francese è figlio orgoglioso della Parigi liberata dai nazisti.

E né Barack Obama, né John McCain risponderebbero con un’alzata di spalle ad una domanda sulla decisione del presidente Roosevelt di mandare a combattere e a morire migliaia di ragazzi americani. Quei ragazzi americani che sono morti per noi, per restituirci la libertà e la democrazia.

Nessuno avrebbe risposto come il nostro Presidente del Consiglio, perché non c’è nulla di più importante, per un grande Paese, della sua memoria storica. Un Paese senza memoria è un Paese senza identità. E chi non ha identità non ha futuro. E l’Italia ha bisogno di futuro.

Coltivare la memoria dell’antifascismo non è solo un atto di riconoscenza. Come ci ha ricordato un altro grande italiano, un uomo mite e rigoroso come Leopoldo Elia, se la democrazia viene coltivata e vissuta ogni giorno, si espande e cresce. Se viene mortificata e offesa, deperisce e può anche morire.

In tutti i Paesi del mondo ci sono i governi. Ma solo in quelli democratici c’è l’opposizione.

Coltivare la democrazia, farla vivere e crescere ogni giorno, significa rispettare l’opposizione, riconoscere la sua funzione democratica: nelle aule del Parlamento, come nelle piazze del Paese.

Se noi non svolgessimo fino in fondo il nostro ruolo all’opposizione, se non facessimo coesistere la durezza della denuncia e il coraggio della proposta, se non lo facessimo, tradiremmo il nostro mandato. E per colpa nostra, una colpa che sarebbe imperdonabile, la democrazia italiana diventerebbe più debole.

E’ indice di una mentalità sottilmente e pericolosamente illiberale, pensare che in una democrazia non bisogna disturbare il manovratore e che tutto ciò che limita, regola, condiziona il suo potere è solo un fattore di disturbo.

E’ un disturbo il Parlamento, perché vorrebbe e dovrebbe discutere le proposte di legge o i decreti del governo, prima di approvarli.

E’ un disturbo la magistratura, perché esercita un controllo di legalità che non può e non deve risparmiare chi governa la cosa pubblica in nome e per conto della collettività.

E’ un disturbo la Corte costituzionale, perché deve verificare la costituzionalità dei provvedimenti voluti dal governo e approvati dalla maggioranza in parlamento.

E’ un disturbo l’opposizione. Perché spezza l’incantesimo del plebiscitario consenso al governo. Perché dimostra che c’è un altro modo di pensare, che potrebbe domani diventare maggioritario. Perché vuole, come noi vogliamo, una grande innovazione istituzionale, il dimezzamento del numero dei parlamentari, una sola Camera con funzioni legislative, una legge elettorale che restituisca lo scettro ai cittadini. A cominciare dalla battaglia parlamentare che faremo nei prossimi giorni per mantenere il voto di preferenza alle prossime europee.

Una democrazia che decide, decide velocemente, decide dentro i principi della Costituzione, non con pericolose concentrazioni del potere. Una democrazia più moderna, alla quale abbiamo contribuito con le coraggiose decisioni dei mesi scorsi.

Noi oggi interpretiamo la nostra funzione in un modo che è perfettamente coerente con quanto dicemmo già al Lingotto, affermando che il PD, svincolato finalmente dai vecchi ideologismi, sarebbe stato “libero dall’obbligo di essere, di volta in volta, moderato o estremista per legittimare o cancellare la propria storia”.

Questo siamo: un partito libero, che non teme né di apparire moderato agli occhi di alcuni, né di sembrare estremista agli occhi di altri. Perché null’altro è che un grande partito riformista.

Un grande partito riformista, che fa dell’opposizione, un’opposizione di popolo, il modo per incidere oggi sulla realtà del Paese e per essere domani, strette le alleanze che le idee e i programmi vorranno, nuova maggioranza e nuovo governo per l’Italia.

Il PD avrà sempre, anche all’opposizione, una sola stella polare: gli interessi generali del Paese. Quel Paese che amiamo e il cui destino è la nostra ragione d’essere. Quel Paese che vogliamo unire, rifiutando l’odio e la contrapposizione ideologica.

Questa manifestazione è un grande momento di democrazia, sereno e pacifico.

E guai, davvero guai, a chi pensa di ridurre solo minimamente la libertà di avanzare critiche, la libertà di dissentire, la libertà di protestare civilmente contro decisioni e scelte che non condivide.

La democrazia non è un consiglio d’amministrazione. La minaccia irresponsabile e pericolosa di intervenire “attraverso le forze dell’ordine” dentro quei templi del sapere, della conoscenza e del dialogo che sono le Università, è stata qualcosa di abnorme e di mai visto prima. Puntuale, ancora una volta, è poi arrivata la smentita del Presidente del Consiglio. “Sono i giornali che come al solito travisano la realtà”, ha detto da Pechino.

Ora: cambiando il fuso orario si può anche cambiare idea, e in questo caso è un bene che ciò sia avvenuto. C’è però qualcosa su cui vale la pena riflettere. Perché un’alta carica istituzionale si può permettere sistematicamente di negare ciò che è evidente, ciò che per giorni le televisioni hanno ritrasmesso sbugiardando l’ennesima smentita? Perché il Presidente del Consiglio si sente autorizzato, nel pieno della tempesta finanziaria che stiamo vivendo, ad invitare i cittadini a comprare le azioni di questa o quella azienda? Perché può arrivare ad annunciare una decisione non presa come quella della chiusura dei mercati, facendosi smentire persino dalla Casa Bianca? Se l’avessero fatto Gordon Brown o Angela Merkel sarebbe successa una catastrofe. Siccome nel mondo sanno chi è, non è successo niente.

Ma perché coltiva questa impunità delle parole? Questa strategia dell’inganno permanente nei confronti dei cittadini? La presunzione che si possa promettere di tagliare le tasse che poi non si tagliano, di fare delle mirabolanti opere infrastrutturali che poi non vengono nemmeno progettate?

E’ l’idea del potere che non è tenuto a rispondere dei suoi comportamenti. E’ un’idea del potere inaccettabile. E’ la confusione tra governare e prendere il potere.

Contro questi rischi l’opinione pubblica, la cultura, la coscienza critica del Paese, l’antico amore degli italiani per una democrazia viva e piena, devono farsi sentire.

Voglio essere chiaro: noi non pensiamo che questo governo sia la causa di tutti i mali. Non saremo noi, a differenza di chi ci ha preceduto nel ruolo di opposizione, a gridare al regime.

Il problema è che il governo Berlusconi è totalmente inadeguato a fronteggiare la gravissima crisi che stiamo vivendo. E lo è per una ragione semplice: perché non ha nel cuore l’Italia che produce e che lavora, l’Italia che soffre. E’ un governo che si occupa di rassicurare i potenti di questo Paese, piuttosto che di combattere la drammatica situazione di imprese e lavoratori.

L’Italia può essere altro. L’Italia “è” altro.

E’ però vero che la fotografia dell’Italia attuale sta sbiadendo, ha quasi del tutto perso i colori, e la ricchezza delle sfumature, della modernità. I volti degli italiani appaiono sgranati e in bianco e nero. Come le vecchie immagini di una volta, perché l’immobilismo che già ieri ci condannava ad una crescita stentata rischia oggi, dentro una crisi economica di questa gravità, di farci tornare drammaticamente indietro.

Tornano indietro gli artigiani, gli operai. C’è stato un tempo in cui la fatica, i sacrifici e il talento, la specializzazione, davano dignità al lavoro e permettevano anche di metter su un laboratorio in proprio, e poi magari una piccola fabbrica. L’ascensore sociale funzionava, le condizioni di vita miglioravano. E comunque c’era la speranza che questo potesse accadere.

Oggi come vive un operaio che fatica tutto il giorno, e che troppo spesso in questo Paese sul lavoro rischia la vita, per 1.200 euro al mese? Che speranza può avere di poter star meglio, se deve invece preoccuparsi di essere messo in cassa integrazione, di arrivare in fabbrica una mattina e di leggere nella bacheca di servizio che fra sei mesi si chiude perché la produzione si ferma?

Tornano indietro le aziende, rischiano di tornare indietro i piccoli e medi imprenditori. Quelli che sanno mettere a punto nuove tecniche e creare nuovi prodotti, e che così hanno fatto crescere il Paese.

E’ gente onesta, che esce di casa che è ancora buio e torna a casa che è già notte, e fatica a dormire per la paura di non farcela e di dover chiudere: perché l’affitto aumenta a rotta di collo, le bollette paiono impazzite, la burocrazia è soffocante, la pressione fiscale opprimente. Sognavano di crescere per poter competere meglio, ma devono fare i conti con una realtà opposta: difficoltà ad avere finanziamenti dalle banche, che anzi chiedono di rientrare rapidamente dal debito, ed esportazioni che calano perché i clienti americani, tedeschi e inglesi sono impegnati a ridurre al massimo i consumi.

Qualche giorno fa, ad una azienda metalmeccanica del bresciano che ha cinquanta dipendenti ed è attiva da mezzo secolo, è stato chiesto di rientrare subito del fido e intanto hanno bloccato le carte di credito. “E’ una cosa umiliante”, ha detto il titolare. Ecco uno degli effetti di questa crisi: non conta la storia e la serietà di un’impresa, si guardano solo i numeri e i conti. Quelli della banca, non quelli dell’azienda.

E tornano indietro, non possono proprio a guardare avanti, i giovani, i nostri ragazzi. Su un muro di Milano qualcuno ha scritto: non c’è più il futuro di una volta. E’ la cosa più grave. Ieri a vent’anni e a trenta si raccoglievano i frutti dello studio o già si lavorava, e comunque si pensava al domani convinti che sarebbe stato migliore rispetto alla vita vissuta dai dei propri genitori.

Oggi i giovani italiani sono prigionieri della gabbia del precariato. Sono storie umilianti, e sono tantissime. La risposta ad un annuncio su Internet e l’invio di un curriculum, le cuffie in testa e il microfono per rispondere alle telefonate, i 1.200 euro lordi promessi dai selezionatori che diventano 800 e cioè 640 netti considerando i giorni effettivi di lavoro.

Quattro euro l’ora. Una vita precaria e i sogni mortificati per quattro euro l’ora. Ma si accetta, perché con il contratto a scadenza si è sotto ricatto. E si accetta.

E quella foto dell’Italia è in bianco e nero, purtroppo, anche a simboleggiare gli opposti, anche a dire dell’estrema ricchezza e dell’estrema povertà che dividono in due un paese ingiusto.

Non siamo solo noi, non è la cattiva propaganda dell’opposizione ad affermarlo, lo ha detto la Banca d’Italia, lo dice l’Ocse: la nostra è una delle società più diseguali dell’Occidente, siamo uno dei paesi nei quali la forbice tra chi ha tanto e chi ha poco o niente si è fatta più larga.

L’Italia ha urgente bisogno di crescere e per questo ci vuole, lo diciamo da mesi, un grande patto tra i produttori.

Siamo nel pieno della terribile, drammatica crisi finanziaria internazionale, che sta producendo una grave recessione mondiale e che si è abbattuta anche sul nostro Paese. Una crisi che richiederebbe, da parte di chi governa, senso di responsabilità e moderazione. Parole sconosciute a Berlusconi.

La crisi non va certo spiegata agli operai, alle imprese, ai ragazzi che cercano o perdono un lavoro. Lo sanno bene, lo sapete bene, lo vivete ogni giorno sulla vostra pelle. Lo sanno i pensionati, che prendono ogni mese la stessa pensione e intanto pagano di più per il pane, per la pasta, per le bollette della luce e del gas. Lo sanno le famiglie italiane, che faticano ad arrivare alla fine del mese. Lo sanno i sette milioni e mezzo di persone che vivono poco al di sopra della soglia di povertà, 500-600 euro al mese, vicinissimi a quegli altri sette milioni e mezzo che già stanno sotto. Fanno 15 milioni in totale. Non esagera, la Caritas Italiana, quando lancia l’allarme povertà.

C’è la crisi. Ed è vero che ci arriva dagli Stati Uniti. Ma nessuno può farne un alibi o una scusa. Soprattutto non può farlo, non può chiamarsi fuori, una destra che per anni ha diffuso a piene mani tre tossine, culturali e politiche.

La prima è un’idea monca della libertà, quella che considera ogni regola come un inciampo, che è figlia dell’ideologia del liberismo selvaggio e dell’individualismo sfrenato. E la disinvoltura con cui si fa una bella capriola e si diventa all’improvviso statalisti nasce dal fatto che l’unico vero sistema che piace alla destra è quello nel quale sia il mercato che lo Stato sono al servizio degli interessi dei più forti.

La seconda tossina è la freddezza, lo scetticismo, l’ostilità perfino nei riguardi dell’Europa. Ed è ovvio: l’Europa è coesione sociale e crescita economica insieme, è un orizzonte che chiama a muoversi in un sistema di regole e responsabilità comuni.

La terza tossina è il primato della finanza e di quella più creativa, più disinvolta e più cinica possibile, nei riguardi del lavoro e della produzione di beni e servizi. Vi farò tutti ricchi, perché il denaro da solo moltiplicherà il denaro, tutti avrete il vostro albero delle monete d’oro nel campo dei miracoli. L’impegno, la fatica, lo studio, la pazienza e la tenacia non servono più, sono avanzi del passato: tutto è facile, tutto è possibile, perché tutto è lecito.

La crisi, ha detto un grande economista come Paul Samuelson, “è figlia di un insieme diabolico di avidità, indebitamento, speculazione, laissez-faire, e soprattutto un’infinita incoscienza”.

C’è il ritratto della destra, dietro queste parole. Anche della destra italiana di questi ultimi quindici anni.

L’intervento dello Stato è “un imperativo categorico”, ha detto Berlusconi fulminato sulla via di Damasco. Ma sicuramente un giorno arriverà una smentita anche di questa frase. Come quando, poche ore dopo averla fatta, ha corretto quell’affermazione destinata comunque a rimanere negli annali per la sua totale irrealtà: “la crisi non avrà effetti sull’economia reale”.

E’ invece proprio l’economia reale l’emergenza vera di queste ore. Cosa ha fatto il Presidente del Consiglio per difendere le piccole e medie imprese o il potere d’acquisto dei salari e degli stipendi degli italiani? Nulla, assolutamente nulla.

Cosa ha fatto, cosa sta facendo il governo per le famiglie? Ha tagliato del 32 per cento il Fondo a loro destinato, e lo ha fatto per coprire una parte dell’abolizione dell’Ici sulle abitazioni dei più ricchi. Così, come ha denunciato l’Associazione famiglie numerose, c’è un “signor Rossi” milionario, che ha 500 mila euro di reddito annuo, diverse case di proprietà e non ha figli, che non paga più l’Ici perché un “signor Rossi” che fa l’operaio, che ha 25 mila euro di reddito annuo e vive in una casa in affitto con moglie e quattro figli a carico, non riceve più i 330 euro che prima gli arrivavano dal Fondo per le famiglie.

Insomma, dinanzi a una crisi che sta impoverendo ancora di più le famiglie italiane, il governo cosa fa? Spende le poche, preziose risorse per i più ricchi. E questi costosi regali li pagano tutti i contribuenti, perché hanno meno servizi, perché pagano più tasse e perché ricevono meno sostegni. Li pagano i Comuni, cuore del nostro Paese, costretti per questo a scelte socialmente dolorose. Li pagano gli italiani all’estero, anche loro cuore del Paese, anche loro colpiti anche dalle scelte di questo governo.

Voglio dirlo chiaramente: il governo ha sbagliato tutte le previsioni economiche, il governo ha fatto una Finanziaria che immaginava una fase di crescita, il governo ha esplicitamente e drammaticamente sottovalutato le conseguenze durissime che la crisi sta avendo sulle famiglie e sulle imprese.

Si sono riuniti anche di notte per garantire sostegno alle banche, quelle banche che devono restare indipendenti dalla politica. Ora si riuniscano anche di notte per fare invece un grande piano per i cittadini, per combattere la recessione e l’impoverimento della società italiana.

Dalla crisi del ’29 si uscì con il New Deal. Ora nel nostro Paese è tempo di un Piano organico per la crescita e la lotta alla povertà e alla precarietà.

L’Italia è un Paese migliore della destra che lo governa.

Le misure per stabilizzare la crisi finanziaria, prese a livello europeo, sono giuste e necessarie. Ma non sono sufficienti. Ne servono altre, indispensabili: il sostegno con un fondo di garanzia alle micro e piccole imprese, un piano di investimenti in infrastrutture e soprattutto un intervento per aumentare i redditi da lavoro, i salari, gli stipendi, le pensioni degli italiani.

Abbiamo presentato proposte per sostenere l’economia reale. Se queste priorità saranno riconosciute noi faremo, come sempre, la nostra parte. La faremo, come ho detto, per l’Italia, non certo per Berlusconi.

Noi da questa piazza non insultiamo nessuno e non gridiamo al regime. La nostra sfida è chiara, ed è la stessa che lanciammo al Lingotto.

Non conservare quello che c’è. Non assegnare al riformismo il compito di difendere anche importanti conquiste del passato.

No, è il tempo della costruzione dell’Italia del nuovo secolo. E’ il tempo del coraggio riformista, non della pigrizia conservatrice.

Le nostre proposte sono sul tavolo. Noi chiediamo di ridurre, a partire dalla prossima tredicesima, il peso delle tasse sui lavoratori dipendenti e sui pensionati. Proponiamo di destinare a questa misura sei miliardi di euro, in un insieme di interventi che valgono lo 0,5 per cento del Pil.

E’ un intervento rilevante ma sostenibile per le nostre finanze pubbliche, risanate dall’azione di un uomo che quando governava pensava al Paese, e non a se stesso: Romano Prodi. E’ un intervento sostenibile, nel momento in cui si è introdotta una maggiore flessibilità dei parametri europei all’interno dei vincoli del Patto.

La spesa pubblica, in Italia, deve essere ridotta. Senza esitazioni. La nostra linea, però, è “spendere meno e spendere meglio”. Non “spendere meno” e basta, senza preoccuparsi di cosa ne sarà delle scuole, degli ospedali, della sicurezza dei cittadini.

Abbiamo sempre detto “pagare meno, pagare tutti”. E invece ora di pagare meno non c’è traccia e la lotta all’evasione fiscale è scomparsa dall’orizzonte. Il governo sta riproponendo la vecchia ricetta: aliquote alte, pochi controlli, evada chi può. Complimenti: è la strada maestra per andare tutti a fondo.

E vorrei porre qui la domanda che si stanno facendo gli imprenditori e tutti gli italiani: dov’è finita la promessa di ridurre le tasse? Di portare la pressione fiscale sotto il 40 per cento?

La verità è che le tasse le stanno aumentando Voglio ripeterlo: le tasse stanno aumentando.

E questo proprio in una fase di recessione, quando si dovrebbe consentire a chi ha redditi medi e bassi di poter aumentare i propri consumi.

E poi: abbiamo sempre detto che la pubblica amministrazione deve essere riformata. Dunque va bene la lotta ai veri fannulloni. Chi lavora nel settore pubblico, a cominciare dai dirigenti, deve metterci il doppio e non la metà dell’impegno di chi lavora nel settore privato.

Ma la pubblica amministrazione è piena anche di persone straordinarie, che mettono al servizio della collettività sapere e competenza, in cambio di un reddito col quale faticano a vivere dignitosamente. Penso agli infermieri e ai medici ospedalieri. Penso agli agenti delle forze di polizia, che rischiano la vita e devono chiedere l’anticipo sulla liquidazione per tirare avanti.

Penso alla scuola, alla ricerca, all’Università. Il governo ha fatto due errori. Il primo: le ha ridotte a voci da tagliare, dimenticando che sono un settore strategico per il futuro del Paese. Un settore da riformare, anche in profondità, ma per investirci maggiori e non minori risorse.

Stupisce lo stupore per la protesta che sta dilagando in tutta Italia. E’ una protesta giusta, perché consapevole, responsabile e assolutamente non violenta. Come sempre dovrà essere, respingendo il tentativo di radicalizzare lo scontro portato avanti dal governo. E’ un movimento senza bandiere né di partito, né di sindacato. Una grande prova di autonomia della società civile. Le maestre insieme alle mamme, gli studenti insieme ai rettori. Questo movimento ama la scuola e la vuole cambiare, tanto che nelle piazze ci va anche per fare lezioni all’aperto di fisica o di filosofia.

Il governo invece sta togliendo l’aria all’Università italiana, sta impedendo l’ingresso di nuove leve di ricercatori e docenti all’interno degli atenei, sta togliendo ogni prospettiva di poter continuare a lavorare nel nostro Paese a giovani scienziati che hanno fin qui fatto partecipare l’Italia a progetti come quelli del Cern di Ginevra o hanno garantito il monitoraggio di vulcani e terremoti in un Paese come il nostro. Giovani scienziati che si sono visti bloccare l’assunzione dal governo Berlusconi del 2002 e che si vedono arrivare il licenziamento dal governo Berlusconi del 2008.

“Prenda nota, signor ministro Giulio Tremonti – non sono io a dirlo, ma è uno storico come Franco Cardini dalle colonne del “Secolo d’Italia” – ritirare l’appoggio alle Università è un modo di rubare ai poveri per dare ai ricchi. Un modo come infiniti altri. Ma è l’esatto contrario di quel che avrebbe voluto il ‘suo’ Robin Hood”.

Il secondo errore è forse ancora più grave. Avete camuffato i tagli sotto le mentite spoglie di una “riformetta” che ha mortificato la dignità culturale e professionale dei docenti, la partecipazione dei genitori e degli studenti, la natura di comunità educante della scuola.

Voglio essere chiaro: ogni posizione conservatrice sulla scuola e l’Università è sbagliata. Abbiamo bisogno della scuola dell’autonomia e del merito. Di una scuola che abbia fiducia nella capacità di scelta dei ragazzi. Di una scuola guidata da un progetto educativo moderno e capace di promuovere opportunità sociali e merito, in un contesto di permanente, indipendente, valutazione di qualità.

I conservatori sono quelli che si preoccupano di sistemare piccoli particolari, come il grembiule e il ripristino dei voti. C’è bisogno invece di una radicale riforma.

E voglio dire che se c’è una materia sulla quale il Paese dovrebbe proiettare se stesso oltre le divisioni, è proprio una scelta di fondo della scuola e dell’Università. Non si può ad ogni cambio di ministro stravolgere la vita di milioni di famiglie, di ragazzi, maestri e professori.

E’ la sfida dell’innovazione della scuola, quella che ci interessa.

La scuola elementare italiana, una delle migliori del mondo, è il frutto di decenni di elaborazione pedagogica, teorica e sul campo. Che cultura, che pensiero, che innovazione c’è dietro il ritorno al maestro unico o all’abolizione per via di fatto del tempo pieno?

E davvero qualcuno pensa che il fenomeno del bullismo si possa risolvere con il voto in condotta? No. Non è così semplice, non è così banale. Dietro questi atteggiamenti c’è molto di più. Dietro il fatto che un bambino su cinque comincia a bere tra gli 11 e i 15 anni c’è davvero un vuoto più grande. C’è il degrado e sociale e il disagio familiare. C’è l’annoiarsi di fronte alla vita di chi forse è spinto a conoscere il prezzo ma certo non il valore delle cose.

Quel vuoto a noi spaventa. Per voi è indifferente. Perché vi è congeniale. L’avete alimentato con la vostra cultura dell’individualismo e dell’egoismo. Con il vostro fastidio per ogni regola morale. Con la vostra idea che contano non lo studio e il lavoro, ma solo il successo facile. Quello che si raggiunge anche senza saper far niente, basta apparire in televisione. Quello che si può ottenere in ogni modo, anche prendendo le scorciatoie e passando sopra gli altri.

Uno scrittore, che di mestiere fa anche il professore, ha raccontato così i pensieri di una sua studentessa, di una ragazza come tante della sua generazione: “Professore, ha presente il fascio di luce che d’improvviso avvolge l’ospite d’onore e lo separa dal buio? Quella chiazza bianca o gialla sul palcoscenico? Mi sono accorta – dice questa ragazza – che è piccola, un cerchio minimo. Tutti non ci possiamo entrare, e neanche parecchi. Lì c’è posto per pochissimi. Per gli altri c’è il buio, il niente, al massimo un posto in platea per applaudire chi ce l’ha fatta e crepare d’invidia. A me non piace stare da una parte ad applaudire agli altri. Oggi a nessuno piace. Ma non mi va nemmeno di uscire dal teatro e mettermi a battere chiodi o sudare per due lire come mio padre e mia madre. Io quella luce la voglio. Io li capisco quelli che bruciano le macchine a Parigi. Loro la luce se la fanno da soli, e il mondo li guarda, arrivano le telecamere e il buio non c’è più, non c’è più questo schifo di vita”.

Questa cultura l’ha creata la destra. L’avete costruita voi. Non vi interessa la scuola perché la vostra scuola è la televisione. E la vostra diseducazione civile degli italiani rimbalza fin dentro le scuole.

Fa rabbrividire la mozione della Lega sulle classi differenziate per i bambini stranieri. “Famiglia cristiana” l’ha definita “la prima mozione razziale approvata dal Parlamento italiano”.

Che nella scuola dell’obbligo ci siano classi separate o test d’ammissione per distinguere un bambino dall’altro è un danno per tutti. E’ un danno per i bambini italiani, che considereranno quei loro amici diversi da loro, introiettando un concetto foriero di catastrofi. E’ un danno drammatico per i bambini immigrati, che si sentiranno messi ai margini e respinti, e coltiveranno un senso di separatezza che potrà essere molto rischioso in primo luogo per la sicurezza della nostra società.

Quella mozione offende i bambini, umilia la scuola e il Parlamento. La questione dell’insegnamento dell’italiano ai bambini stranieri è una questione reale, che da anni la scuola elementare affronta con successo e che dovrà ancora di più saper affrontare, attraverso lo sviluppo dei corsi integrativi e non con la segregazione etnica.

Si chiama interculturalità. Ed è un altro esempio di come l’Italia sia migliore, molto migliore della destra che la governa.

E’ con l’Italia, allora, che dovete discutere e ragionare. Con la scuola e l’università, innanzitutto. E poi in Parlamento: aprendo quello spazio di confronto auspicato con la consueta saggezza dal Presidente Napolitano, cercando soluzioni condivise e perciò stesso durature, perché sottratte al conflitto politico immediato.

Noi vi facciamo una proposta: il Governo ritiri o sospenda il decreto attualmente in discussione in Parlamento, modifichi con la Legge Finanziaria le scelte di bilancio fatte col decreto e avvii subito un confronto con tutti i soggetti interessati, giovani studenti, famiglie, docenti. Fissando un tempo al termine del quale è legittimo che le decisioni siano prese.

E’ il tempo di dirsi chiaramente una cosa, anche autocriticamente: nella scuola e nell’Università italiana forse si spende male, ma certo si spende poco. E’ il cuore del futuro del Paese, e per questo voglio prendere un impegno: quando governeremo l’Italia, noi dovremo fare quello che in questi giorni ha detto il Presidente francese. E cioè un grande sforzo per l’istruzione, per la formazione dei giovani. Sarkozy ha annunciato che all’Università sarà progressivamente destinato il 50 per cento in più di risorse. E’ una assoluta priorità, che non si può non vedere e che non ha colore politico. Quando noi governeremo, faremo altrettanto.

Se le cose cambiano, va cambiato anche il modo di guardarle. Alla parola “costi” si deve sostituire la parola “investire”.

Vale, questo, per la grande frontiera dell’ambiente, per il gigantesco problema del surriscaldamento globale, per la strada indispensabile delle energie rinnovabili.

Basta col pensare che tutto, quando si parla di questioni ambientali, sia solo un costo da sopportare. “Costi irragionevoli”, ha detto il Presidente del Consiglio di fronte ai nostri partner europei.

L’ambiente e l’economia non sono nemici tra loro. Il Pil può salire mentre contemporaneamente aumenta la tutela della natura e migliora la qualità della vita. Anzi: il Pil sale solo se al centro dello sviluppo c’è la sostenibilità, c’è la riconversione dell’economia.

Davvero non si capisce perché se la Germania è riuscita a creare, nel comparto delle fonti rinnovabili, duecentomila posti di lavoro negli ultimi dieci anni, da noi non possa avvenire qualcosa di simile. O perché non sia possibile seguire l’esempio della California, che puntando sull’efficienza energetica ne ha creati un milione e mezzo.

E ad ogni modo: solo se gli impegni internazionali assunti dall’Italia saranno confermati, come è dovere di un grande paese europeo, sarà giusto studiare momenti di flessibilità per venire incontro alle esigenze delle imprese nell’attuale situazione.

Il Partito Democratico vuole essere il grande partito dell’ecologismo moderno, fatto non di pregiudizi antiscientifici, ma dall’idea che sia proprio l’ambiente, scegliendo la via della “rottamazione” del petrolio, della fine della dipendenza dai combustibili fossili, degli investimenti sulle fonti rinnovabili, del potenziamento del trasporto pubblico, a poter garantire la nostra ricchezza di oggi e il domani dei nostri figli.

Alle mie spalle, la vedete, c’è una bellissima frase di di Vittorio Foa: “pensare agli altri, oltre che a se stessi, e pensare al futuro, oltre che al presente”.

Valgono, queste parole, per l’ambiente. E valgono per il drammatico corto circuito che nella nostra società si sta creando per colpa di un’equazione tanto ingiusta quanto sbagliata: più immigrazione uguale insicurezza, straniero uguale estraneo, diverso, “altro” da sé, minaccia per il proprio territorio, la propria casa, la propria incolumità. E quindi nemico da allontanare, da respingere, da cacciare.

Non ci stancheremo mai di ripeterlo e mai di fare di tutto per rendere concreto questo principio: la sicurezza è un diritto fondamentale di ogni cittadino. Chiunque lo colpisce va perseguito, qualunque sia la sua nazionalità. E basta con la vergogna di troppi delinquenti, non importa se italiani o stranieri, arrestati dalla polizia e poi scarcerati dopo pochi giorni, o di condannati che evitano il carcere grazie a una serie infinita di premi e benefici.

Però quell’equazione no, non si può fare. Non si può negare uno dei fondamenti della nostra civiltà: sono gli individui che commettono un crimine che vanno puniti. Mai i gruppi, mai le comunità etniche, sociali o religiose.

La madre del razzismo è la paura. Il problema è che ad alimentarla c’è anche l’uso politico dell’immigrazione. Il massimo dell’ipocrisia in chi, come il governo, dovrebbe avere l’onestà di dire che da quando ci sono loro gli sbarchi sono raddoppiati, le espulsioni sono ferme e si sta creando una nuova bolla di clandestinità.

La paura, ha detto bene Ilvo Diamanti, “paga”. In termini elettorali e di consenso, almeno nell’immediato. “Per contrastare il razzismo”, ha scritto ancora Diamanti, “si dovrebbe combattere la paura. Invece viene lasciata crescere in modo incontrollato. E molti, troppi, la coltivano, questa pianta dai frutti avvelenati che cresce nel giardino di casa nostra”.

Molti, troppi episodi si sono verificati negli ultimi mesi, nelle ultime settimane. Di quasi tutti si è detto “il razzismo non c’entra”. Ma non è razzismo l’assassinio di Abdoul, ucciso per una scatola di biscotti al grido di “sporco negro”? Non ci sono l’ignoranza, l’estraneità e l’ostilità verso “l’altro” dietro l’aggressione di un ragazzo cinese alla fermata di un autobus? Non dobbiamo pensare che ci sia razzismo dietro il fermo violento da parte dei vigili e il pestaggio di Emanuel? Dietro quel negargli persino il cognome?

E c’è un episodio che mi ha colpito particolarmente. In una scuola di una provincia italiana i bambini avevano disegnato, insieme alle loro maestre, delle sagome da mettere vicino alle strisce pedonali per dire agli automobilisti di rallentare. Queste sagome ritraevano loro. Erano bambini e bambine. Erano di colori diversi. Qualcuno deve aver pensato che c’era qualcosa di sbagliato nel fatto che ci fossero ritratti di bambini neri e di bambini bianchi insieme, e ha pensato di andare, di notte, a sbiancare con la vernice le sagome scure. Razzismo strisciante, vigliaccheria e pretesa di insegnare la propria aberrante idea di ciò che è giusto: il peggio del peggio riunito in un solo gesto.

Ecco qualcosa di fronte al quale noi non siamo e non saremo mai indifferenti. Qualcosa che noi combattiamo e combatteremo sempre.

L’Italia non è non sarà mai un Paese razzista.

E domando: la libertà e la democrazia non sono diminuite e ferite quando si ripetono atti di odiosa e intollerabile omofobia, che allontanano le nostre possibilità di convivenza civile e allargano il discrimine che vive sulla propria pelle chi non gode di leggi di pari opportunità e non è adeguatamente tutelato contro i reati d’odio?

L’Italia è un paese migliore della destra che la governa. La sua storia racconta un paese migliore.

Un bravo giornalista lo ha detto bene. Nei decenni successivi alla guerra, i nostri dialetti erano lingue ben strutturate, che resistevano tenacemente alla penetrazione dell’italiano. Allora nessuna Lega pensò di differenziare i ragazzi. Nessun ministro italiano immaginò mai di separare i piemontesi dai calabresi, i lombardi dai siciliani, i veneti dagli abruzzesi. Eppure quella era un’Italia nettamente divisa in classi, piena non solo di differenze linguistiche ma di diseguaglianze sociali. Ma quell’Italia non fu mai razzista, non fu mai “differenziata”.

L’Italia non può diventare questo proprio oggi, nel tempo che vede incrociarsi culture, popoli e persone. Noi non permetteremo che accada. Noi continueremo a credere che alla paura e anche alla sua percezione va data risposta, e che insieme va data risposta a chi arriva qui, lavora onestamente, e chiede integrazione, chiede diritti civili, chiede di poter votare, a cominciare dalle amministrative.

L’Italia è un Paese migliore della destra che la governa.

Moltiplicano l’ingiustizia in un Paese ingiusto.
Scelgono l’immobilismo in un Paese fermo.
Alimentano l’odio in un Paese diviso.
Cavalcano la paura in un Paese spaventato.

Ma l’Italia, nonostante tutto, resta migliore.

Stanno facendo dell’Italia un deserto di valori e la chiamano sicurezza.
Stanno cercando di creare un pensiero unico e lo chiamano gradimento, consenso.
Stanno calpestando principi e regole della vita democratica e la chiamano decisione.

Ma l’Italia, nonostante tutto, resta migliore.

C’è l’Italia delle 250 mila persone che con una firma si sono strette attorno ad un ragazzo di ventotto anni che rischia ogni giorno la vita e che continua a combattere contro la camorra con le sole armi che possiede e vuole usare: la passione civile, il coraggio delle idee e la straordinaria forza della scrittura, che arriva lì dove la violenza e la stupidità di uomini che non valgono nulla non arriveranno mai.

A Roberto Saviano va il grazie di tutti noi che oggi siamo qui in questa piazza.

Lo stesso grazie va alle forze dell’ordine, ai magistrati, agli imprenditori coraggiosi e alle associazioni che ogni giorno contrastano l’illegalità, resistono alla sopraffazione, tengono viva la speranza. Ad ognuno di loro va il grazie di tutti gli italiani onesti e perbene, di tutti coloro che non si rassegnano a pensare che le cose continueranno ad andare così perché così è sempre stato e nulla può cambiare.

Un’altra Italia è possibile. L’Italia della legalità, e non della furbizia. L’Italia della responsabilità, e non dell’esclusivo interesse personale. L’Italia del merito, e non dei favori. L’Italia della solidarietà, e non dell’egoismo. L’Italia dell’innovazione, e non della conservazione.

Oggi da questo luogo meraviglioso noi vogliamo far arrivare agli italiani un messaggio di fiducia.

Le cose possono cambiare. Le cose cambieranno. Non c’è rassegnazione che non possa cedere il passo alla speranza. Non c’è paura che non possa essere vinta dalla consapevolezza di sé e dall’apertura agli altri. Non c’è buio dopo il quale non venga la luce.

E allora dell’Italia tornerà a vedersi tutto il meglio. La civiltà di un popolo che sa accogliere ed includere. La creatività e il talento di generazioni di donne e di uomini che hanno sempre cercato il nuovo. Il coraggio di chi ha traversato il mare, di chi ha lasciato la propria terra per lavorare e fare più ricco il Paese. La tenacia di chi ha rischiato per fare impresa e di chi si sacrifica per difendere legalità e sicurezza.

E’ la nostra meravigliosa Italia. Quella che è stata e quella che può essere. Quella che sarà con il nostro lavoro, il nostro coraggio, la nostra voglia di futuro.

Un’altra Italia è possibile. La faremo insieme.

 FONTE: partitodemocratico.it

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RUBATI DUE CAGNOLINI AVEVA TENTATO … IL “CANE” DI RITORNO, arrestato.

Maddaloni – I Carabinieri del Nucleo Operativo di Maddaloni hanno tratto in arresto Antonio Statuetta, classe 1969, pensionato maddalonese, con l’accusa di tentata estorsione ai danni di S.C., pensionato maddalonese 68enne. S.C. è prorietario di due cagnolini, un Volpino ed uno York-shire, rispettivamente maschio e femmina; ed è abituato a portarseli dietro sempre, ogni volta che esce, essendo particolarmente affezionato agli stessi. A volte, però, capita che, dovendo entrare in alcuni locali o edifici pubblici, si è costretti a lasciare gli animali  fuori, legandoli nelle vicinanze. Così la settimana scorsa, di venerdì, S.C. verso le 10:00 si era recato in Biblioteca Comunale, a Piazza della Pace, per prendere un libro. Poiché in detta struttura non è possibile fare entrare i cani, aveva deciso di lasciarli legati al tronco di un albero, posto nei pressi di un chiosco posto a poca distanza dall’ingresso della biblioteca. Avviatosi verso la biblioteca, quasi colto da uno strano presentimento, S.C. ha deciso di tornare indietro, rinunciando al libro che voleva prendere, ma ritornando, ha avuto l’amara sorpresa di non ritrovare più i cagnolini. In un primo momento la vittima non si è preoccupata, pensando fosse uno scherzo di qualche amico; nè hanno avuto buon esito le richieste di notizie agli avventori del chiosco. In questi giorni S.C ha continuato a cercare i suoi cani, ma con esito negativo. Finalmente, però, dopo qualche giorno qualcuno si è fatto vivo, contattando il fratello della vittima e dandogli appuntamento in piazza della Pace, a Maddaloni. Insospettito dall’intera vicenda, S.C. si è presentato dai Carabinieri per esporre l’accaduto; e i militari, inquadrando la situazione in una possibile eccentrica versione del ben noto fenomeno del “cavallo di ritorno”, hanno suggerito a S.C. di recarsi all’appuntamento, dove si sarebbero fatti trovare anche loro.

Così, d’accordo con il fratello e i Carabinieri, il 24 ottobre S.C. si è recato all’appuntamento, finchè un uomo gli si è avvicinato indicandogli un altra persona a cui rivolgersi per sapere qualcosa dei suoi cani.  Avvicinatosi all’uomo, alla richiesta di notizie è scattata la richiesta: per riavere i cani avrebbe dovuto pagare 400 euro! A questo punto i militari sono intervenuti e hanno arrestato lo Statuetta, ma non senza difficoltà: l’uomo inizialmente ha tentato di scappare e di prendere un bastone di legno che aveva in auto per guadagnare la fuga; ma vedendosi circondato, non ha potuto fare altro che arrendersi. Restano ora da chiarire le posizioni dei complici che certamente l’arrestato ha avuto, in particolare l’uomo che ha fatto da intermediario; ma per ora l’importante è che i cagnolini, trovati comunque in buono stato, sono tornati tra le braccia del loro padrone.

c.s.

SCUOLA, nessuna intesa con gli studenti.gelmini tira dritto: ‘bisogna cambiare’.

ROMA - E’ finito ancora prima di cominciare il dialogo tra il ministro dell’Istruzione e le associazioni studentesche, o almeno con una buona parte di esse. ”Il decreto resta” ha ribadito il ministro chiudendo con questa frase la porta al confronto con tutti quegli studenti (Uds, Udu, Rete degli studenti in testa) che avevano posto come condizione per sedersi al tavolo il ritiro dei provvedimenti (dl 137, legge 133) contestati nell’ultimo mese da oltre 300 cortei in tutta Italia.

 ”Bisogna cambiare” ha esordito il ministro che ha ricevuto le varie sigle assieme al presidente della commissione Istruzione della Camera, Valentina Aprea (”dispiace che qualche associazione di studenti, quelle piu’ impegnate nella mobilitazione, abbiano deciso di scegliere il pregiudizio di non dialogare con noi”).

”Ho chiesto ai ragazzi – ha spiegato Mariastella Gelmini – se la scuola e l’universita’ cosi’ come sono li soddisfino. Un’universita’ e una scuola che non preparano al lavoro e che non consentono loro di farsi un futuro. Non e’ vero – ha aggiunto – che in Italia si spenda poco per l’istruzione, anzi siamo tra i primi d’Europa. Il problema e’ che si spende male”. Una giustificazione che non ha affatto convinto gli studenti, gia’ contrariati per una convocazione a loro parere tardiva. Nessuna ‘’svolta” percio’ dopo gli incontri andati avanti tutto il giorno a ritmo serrato. Non hanno giovato alla distensione neanche le nuove dichiarazioni pechinesi del Presidente del consiglio secondo il quale tra i manifestanti ”ci sono facinorosi, che hanno l’appoggio dell’estrema sinistra e il supporto dei giornali”.

 ”Il ministro Gelmini e’ intenzionato a proseguire e non ritirera’ il decreto 137” ha raccontato, al termine dell’incontro, il coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti delle superiori Roberto Iovino. ”Al ministro abbiamo consegnato una lettera. Riteniamo che sia inutile incontrare gli studenti a pochi giorni dall’approvazione del decreto, dopo che loro per due mesi avevano chiesto il dialogo”.

Pollice verso anche da parte dei dottori di ricerca e dottorandi dell’Adi che hanno posto, anche loro, come pre-condizione al dialogo la rinuncia ai tagli previsti dalla manovra per gli atenei. Un’apertura di credito al ministro e’ arrivata, invece, dalle associazioni che gravitano nell’area del centro-destra (con conseguenti scaramucce tra sigle appartenenti a diversi schieramenti). ”Abbiamo avuto un confronto sincero, perche’ il ministro ci ha detto che vuole modificare davvero l’universita’ e ridurre gli sprechi” ha riferito il presidente del movimento di destra Azione studentesca, Giovanni Donzelli.

”Vedremo in futuro – ha proseguito – come il governo si comportera’ sui tagli alle universita’ previsti dalla legge 133, ci auguriamo che in questi tre anni trovino i fondi per recuperare i soldi”. Il sindacato gia’ pensa al 30 ottobre, giorno dello sciopero generale della scuola (”la mobilitazione percorre il Paese come una grande ‘ola’ e passera’ per Roma, nella piu’ grande manifestazione per la scuola – ha assicurato il leader della Flc-Cgil Mimmo Pantaleo – che la nostra memoria ricordi”) e al 14 novembre quando a scendere in piazza saranno universita’ e ricerca.

Ma in vista di queste date ”clou” studenti, docenti, genitori e ricercatori continuano la loro battaglia. Lo hanno fatto anche oggi, in tutta Italia, nelle universita’, nelle scuole elementari e nei licei (occupazioni, assemblee, autogestioni), con cortei (che hanno mandato il traffico in tilt a Roma e Napoli), sit-in davanti a Montecitorio e Palazzo Madama. E andranno avanti. Riflettori sulla scuola saranno accesi anche domani: tra gli slogan scelti dal Pd per il suo appuntamento di piazza ce n’e’ anche uno ”Contro i tagli della Gelmini per una scuola nuova”.

ansa

 

querelle acms.cuscuna’ a de franciscis: ‘’il fallito sei tu, quindi, se hai coraggio dimettiti!’’

 

Caserta - Trentuno dicembre 2005, dopo quattro anni e mezzo, terminava la gestione dell’ACMS targata centro-destra con presidente della S.p.a. di Nicolò Cuscunà.

Quel consiglio di amministrazione aveva posto in essere una serie di adempienze tutte utili a salvare e rilanciare  il trasporto pubblico locale. I soci di allora, gli stessi di oggi,  avevano approvato in assemblea  il piano industriale per il valore di 5 milioni di euro. Quel piano era stato anche approvato dai consigli : Comune Capoluogo ,sindaco Falco; Amministrazione Provinciale di Caserta ,  Presidente de Franciscis. Il Piano Industriale era  risolutivo della massa debitoria e del rilancio aziendale. Il C.d.A. di Cuscunà aveva posto in essere: a)  ricapitalizzazione,  con riqualifica delle proprietà dell’aziendali ; b)  esodato i dipendenti in esubero a proprie spese; c)  superato due  richieste di fallimento presentate da creditori, e  pagamento anche di  debiti accumulati dai precedenti consigli di amministrazione; d)  ultimato i lavori al deposito di Marcianise, in costruzione da 20 anni e più volte vandalizzato; e)  svolto una gara europea per l’acquisto di quasi 50 autopulman , con fondi della regione Campania compartecipati al 25% dalla stessa Azienda Casertana ( ormai in garanzia fidiussoria ) ;  f) l’ acquisto di  nuove macchine e furgoni officina utili al personale dell’azienda; g) NON HA ACQUISTATO LA MACCHINA DI RAPPRESENTANZA, camminava  con la propria; h) faceva circolare in media 120 autopulman, (oggi ne circolano 50).

Il Presidente dell’Amministrazione Provinciale  Dr.Alessandro de Francicis, dopo due anni e dieci mesi dal commissariamento di Cuscunà, dopo aver dilapidato soldi pubblici nominando ben due terne di esperti professionisti, dimessisi volontariamente, non ha trovato  meglio dirci che l’ACMS abbisogna di 3 milioni di euro altrimenti fallisce. Nel contempo ha anche accumulato 6 milioni di euro di debiti.

Non ci vuole coraggio, ma buona memoria  e onestà per dire a de Francicis: “ il fallito sei tu, quindi, se hai coraggio dimettiti “ ! 

 

Comunicato stampa Nicolò Antonio Cuscunà  (già presidente ACMS s.p.a.)

devastata la sede della gazzetta di caserta.il direttore clemente: non escludo raid camorrista

SUPERENALOTTO, A CATANIA I 100 MILIONI DI EURO.Ecco la combinazione vincente.

ON ANGELO POLVERINO LIBERA CASERTA DALLE CAVE

Caserta ( Antonio Gaudiano ) - “Il primo passo è stato raggiunto, adesso vedremo cosa accadrà il prossimo mercoledì in Consiglio Regionale e, sono certo che sarà dura la battaglia per far approvare l’emendamento che, tra l’altro, permetterebbe di far rivivere i quartieri della città capoluogo così tanto devastati dalle cave. E spetta comunque alla Regione Campania e agli imprenditori salvaguardare il lavoro dei dipendenti che già da 20 anni sono in bilico e provvedere altresì, alla dislocazione di attività estrattive non più in provincia di Caserta. Un ultima cosa mi piace evidenziare e cioè, non occorre sbandierare il concetto di ambientalista per tutelare un territorio basta avere solo un po’ di buon senso civico e un vero attaccamento al territorio per difenderlo in ogni modo”. Si era così espresso l’on. Angelo Polverino (An) all’indomani dell’approvazione del suo emendamento da parte della IV commissione del Consiglio regionale. Ed è stato facile profeta vista la sequela di rinvii,tattici e dilatori, finalizzati a ritardare l’approvazione dell’emendamento da lui presentato e difeso fino in fondo. Il consiglio si era iniziato con la richiesta del. Consigliere Michele Caiazzo di procedere a dare solidarietà allo scrittore anti-camorra Saviano. Una discussione protrattasi per circa due ore. Poi all’ordine del giorno è stata chiamata la proposta di legge Polverino tacciata di non senso da parte del consigliere Anzalone (PD). Dura la replica dell’on Angelo Polverino che ha apostrofato le parole del consigliere Anzalone come puramente demagogiche. Sospensione per pausa pranzo, la seduta rioprendeva alle 15, con una sequela di rinvio, fino a quello delle 16, allorquando il Pd chiedeva un’ulteriore sospensione per discutere della legge. L’opposizione dopo tentennamenti, accettava la sospensione a patto che dopo si sarebbe dovuto procedere senza ulteriori rinvii. Alle 21, 15, dopo una seduta fiume durata per un’intera giornata, la proposta di legge anti-cave, che porta la firma dell’on. Angelo Polverino è passata. “La Provincia di Caserta ed in particolare la città capoluogo – aveva dichiarato l’on. Polverino in occasione dell’approvazione dell’emendamento in IV Commissione – sta pagando le pene per la mancata approvazione del Piano Cave regionale e le continue proroghe altro non fanno che arrecare danni all’intera provincia di Terra di Lavoro.” Con l’ approvazione di questa legge i quartieri di Caserta dove sono presenti attività estrattive, potranno cominciare a tirare un sospiro di sollievo.

 

leggi www.primapaginaitaliana.it

Mondragone: le Scuole il “Cattivo Esempio”

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LA SEGUENTE E-MAIL INVIATACI A FIRMA DI ALCUNI GENITORI DI ALUNNI DEL 2° CIRCOLO DI MONDRAGONE

Le scuole al centro del dibattito tra i genitori e le amministrazioni.

Troppi sono i genitori che si lamentano in gruppo e singolarmente con i
dirigenti scolastici ,

troppi sono gli esposti partiti e altri partiranno ancora per far fronte
agli innumerevoli problemi.

I genitori lamentano disfunzioni inerenti alle mancate nomine dei supplenti

specialmente al 2°circolo, dove sono mesi che il dirigente scolastico non
nomina per mancanza fondi del ministero e imputando anche la colpa al
servizio mensa che non si avvia.

I cittadini chiedono il DIRITTO ALL’ISTRUZIONE non si può affidare a
insegnanti sempre diversi e “tappa buchi” il compito di portare avanti un
programma serio e continuativo.

I nostri figli devono avere l’istruzione che meritano, per un futuro
migliore.

I genitori lamentano inoltre, la mancata raccolta differenziata che proprio
nelle scuole di ogni ordine e grado non si fa .

Pochissime sono le aule che fanno raccolta multi-differenziata ! grazie ai
pochi docenti “esempio”

Attraverso il compito formativo la scuola esercita un ruolo essenziale.

Essere da stimolo trainante per le nuove generazioni è fondamentale,

affinché alunni e genitori capiscano la grave crisi che ci ha avvolto e ci
avvolge ancora.

La grave situazione si perpetra ancora dopo che; anche l’assessore di turno,

all’inizio dell’anno scolastico ha rilanciato il piano di raccolta di
multi-materiale e un piano culturale

invitando i dirigenti scolastici affinché siano protagonisti di un rilancio
socio culturale.

I dirigenti, poco attenti e menefreghisti vanno cacciati via, se non sanno
fare il proprio ruolo.

Non si contano poi problemi di carattere a livello di infrastrutture, molto
carenti spesso fatiscenti e persino fantasma, dove intere palestre o spazzi
sono chiusi perchè inutilizzabili e infine uscite di sicurezze bloccate dai
lavori in corso.

Quando dovremo aspettare ancora perchè si normalizzi il tutto ?

Si aspetterà ancora poco, dopodiché saranno le indagini della magistratura a
scoprire la verità e le colpe di amministrazione e ministero, quando saranno
firmate denunce multiple con centinaia di firme di genitori stufi del solito
andazzo sempre più negativo.

Mondragone … cambia volto …ma i problemi sono sempre gli stessi !

I genitori

Il vangelo di domenica 26 ottobre

Mt 22,34-40

Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».


Parola del Signore

COMMENTO DI MONS ANTONIO RIBOLDI

 

L’Amore è la grande Gioia di Dio e nostra

Ci sono piccoli brani della Sacra Scrittura – e uno di questi è
nel Vangelo di Matteo di oggi – che basterebbero per capire chi
siamo, ciò a cui siamo chiamati, ciò che svela la bellezza
della vita. Scrive l’apostolo Matteo:
‘I farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai
sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della
Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: Maestro qual è il
più grande comandamento della legge’ Rispose Gesù: Amerai il
Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la tua anima, e con
tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei
comandamenti. E il secondo è simile a questo: amerai il prossimo
tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la
Legge e i Profeti’ (Mt 22,24-40).
Quanti libri si sono scritti per capire chi siamo e la ragione
della nostra esistenza!
Una ricerca dettata – credo – dal bisogno di capire il senso di
un bene qual è la vita e scoprire il tesoro che vi è in essa
nascosto. Il più delle volte, però, si rimane in superficie,
senza trovarne così la ragione. A volte, addirittura, si va
contro la bellezza dell’esistenza.
Dio rivela che la sola bellezza, il solo tesoro, che contiene la
felicità, è l’Amore.
‘Ma c’è una ragione perché io viva questa maledetta vita’
Non bastano le sciocchezze che ci offrono e che sono la più
grande delusione. Non c’è nulla di peggio del ‘vuoto
dentro’ – così, con la rabbia in corpo, mi diceva un giovane,
che non riusciva a cogliere il ‘perché vivo’’.
Ma ce lo spiega la stessa creazione.
Nessuno – credo – possa dubitare che un Padre, che è Dio, ed è
solo Amore, nel darci la vita, non abbia comunicato ciò che Lui
è e quindi abbia dato a me, a tutti, la possibilità di
‘sentirsi’ Sua creatura, di più, Suo figlio, di cui si
prende cura, come solo Lui sa fare.
Non c’è creatura al mondo che valga come l’uomo, che sia un
‘valore unico ed assoluto’ davanti al Cuore di Dio, e quindi
nostro.
Siamo stati creati e viviamo perché siamo amati e dobbiamo, e
possiamo, ogni giorno, scoprire l’Amore.
Ci sono momenti nella vita – credo valga per ciascuno – in cui
abbiamo sperimentato, già qui, il ‘paradiso’, la vera
grandezza e bellezza dell’uomo, ed è stato quando ci siamo
sentiti amati da qualcuno. Un’esperienza di amore, quello vero,
quello del cuore, non ho dubbi di poterla paragonare ad un
‘assaggio’ di Paradiso.
Così è, non solo per i santi, ma per quelli che sanno scoprire
la ragione della vita e la interpretano con amore.
Paolo, l’apostolo conquistato da Gesù, sulla via di Damasco,
l’innamorato di Dio, così scrive ai Filippesi: ‘Quello che
poteva essere considerato per me un guadagno, l’ho considerato
una perdita a motivo di Gesù Cristo. Anzi tutto ormai io reputo
una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo
Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste
cose, e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare
Cristo e di essere trovato in lui. Non però che io abbia già
conquistato il premio o sia arrivato alla perfezione, solo mi
sforzo di correre per conquistarLo, perché anch’io sono stato
conquistato da Gesù Cristo. Fratelli, io non ritengo di ancora
esservi giunto, questo solo so: dimentico del passato e proteso
verso il futuro, corro verso la mèta, per arrivare al premio che
Dio ci chiama a ricevere lassù in Cristo Gesù’ (Fil 3,
1-16).
In Paolo, come in tutti i veri discepoli di Gesù – lo possiamo
leggere nella vita di tanti fratelli e sorelle, che hanno saputo
con la Grazia farsi conquistare da Cristo – scopriamo, davvero,
questa divina storia di uomini, che hanno vissuto l’amore di
Dio.
L’Amore, quello vero, ripeto, è un ‘assaggio’ di
Paradiso.
Ma farsi conquistare da Dio non è facile.
Lo evidenzia la nostra povera storia di uomini, che sempre
cercano ‘altrove’, ‘fuori’ da Dio, in realtà che nulla
hanno da dare, come fecero i nostri progenitori.
Nel vero Amore verso Dio e, quindi, verso i fratelli, non può
esistere superficialità.
L’Amore conosce solo l’immensità e l’infinito.
Solo perché Dio è sulle nostre labbra, non significa amarLo.
Lo amiamo quando diviene la nostra stessa vita, il cuore della
nostra vita.
E non basta! Dio, come Padre, ha voluto che tutti gli uomini si
amassero, perché ognuno è caro a Lui, prezioso, come solo un
figlio può essere.
Da qui ‘Amerai il prossimo tuo, come te stesso’ e Gesù,
nell’ultima Cena, dirà ai Suoi: ‘Amatevi sempre, come Io vi
ho amati’.
Viviamo un tempo – ma è di tutti i tempi – in cui sembra che
l’uomo abbia smarrito questo Amore. Lo raccontano i notiziari,
giorno per giorno. Si parla di razzismo, di insofferenza del
diverso, rischiando di portare una comunità civile verso la
pericolosa china dell’indifferenza o dell’odio, verso
l’inciviltà.
Scriveva Paolo VI: ‘Oggi la fratellanza s’impone;
l’amicizia è il principio di ogni convivenza umana. Invece di
vedere nel nostro simile l’estraneo, il rivale, l’antipatico,
l’avversario, il nemico, dobbiamo abituarci a vedere l’uomo,
degno di rispetto, stima, assistenza, amore, come a noi stessi.
Ritorna a risuonare nel nostro spirito la parola stupenda del
santo dottore africano: ‘…che i confini dell’amore si
allarghino. Bisogna che cadano le barriere dell’egoismo e che
l’affermazione di legittimi interessi particolari non siano mai
offesa per gli altri, né mai negazione di ragionevole
socialità. Bisogna che la democrazia a cui oggi si appella la
convivenza umana, si apra ad una concezione universale, che
trascenda i limiti e gli ostacoli ad una effettiva
fratellanza’’ (7. 12. 1967).
La domanda che viene spontanea è: Non è forse l’oscuramento
dell’amore del Padre in noi, quello che, di conseguenza, oscura
l’amore verso i fratelli’
In altre parole, il venir meno della fede, può essere la
ragione della nascita dell’egoismo, questa terribile malattia,
dalle mille metastasi, che, se invade qualcuno di noi, non solo
mette al bando in lui l’umanità, ma lo condanna alla
solitudine’
Torna alla mente il peccato d’origine: dopo aver rinnegato
l’amore del Creatore, l’uomo cerca l’ oscurità.
La domanda di Dio: ‘Uomo, dove sei’’ risuona anche oggi e la
risposta è la stessa: ‘Mi sono nascosto, perché sono
nudo’.
Ma se l’Amore di Dio per noi trova spazio nella vita,
immediatamente questa, come la luce del sole, si irradia, si
china sui fratelli, a cominciare dai più deboli.
I santi, gli uomini di carità, proprio dall’amore a Dio,
sapevano compiere quelle opere, che sono la bellezza eterna
dell’uomo.
Chi non ricorda la testimonianza di Madre Teresa, che
resuscitava i relitti dei marciapiedi di Calcutta’
Il segreto di tanta carità era la sua profonda e sincera
familiarità con Dio…a cominciare dall’Eucarestia.
E così era per il Cottolengo, così è in tutti quei fratelli e
sorelle, anche oggi, che ridonano un’anima alla nostra storia,
spendendosi.
Chi di noi non vorrebbe possedere un cuore tanto grande da
dimenticare se stesso, per ridare la gioia della vita a chi non
ne ha’
‘C’è più gioia nel dare, che nel ricevere’ questa è la
verità della vita.
Nella settimanale catechesi che il Santo Padre fa alla Chiesa,
spiegando un brano di S. Paolo (siamo nell’anno dedicato
all’Apostolo delle Genti) così parlava della carità, definita
dal Santo ‘colletta’. ‘Forse non siamo più in grado di
comprendere appieno il significato che Paolo e le sue comunità
attribuirono alla colletta per i poveri di Gerusalemme. Si
trattò di un’iniziativa del tutto nuova nel panorama delle
attività religiose; non fu obbligatoria, ma libera e spontanea;
vi presero parte le Chiese fondate da Paolo verso l’Occidente.
La colletta esprimeva il debito delle sue comunità per la Chiesa
madre della Palestina, da cui avevano ricevuto il dono
inenarrabile del Vangelo. Tanto grande è il valore che Paolo dà
questo gesto di condivisione, che raramente egli la chiama
semplicemente ‘colletta’; per lui essa è piuttosto
‘servizio’, ‘benedizione’, ‘grazia’, anzi
‘liturgia’ (2 Cor 9). Sorprende in modo particolare
quest’ultimo termine, che conferisce alla raccolta in denaro,
un valore anche cultuale; da una parte essa è gesto liturgico o
‘servizio’, offerto da ogni comunità a Dio, dall’altra
parte è azione di amore compiuta a favore del popolo. Amore per
i poveri e liturgia divina vanno insieme; l’amore per i poveri
è liturgia. I due orizzonti sono presenti in ogni liturgia
celebrata e vissuta nella Chiesa che, per sua natura, si oppone
alla separazione tra culto e vita, tra fede e opere, tra
preghiera e carità per i fratelli’.
Quello che spinge tanti ad essere generosi verso chi ha bisogno
è la generosità verso Cristo, la fede che, nel bisognoso,
chiunque esso sia, si scorge il Cristo, che è sempre in ciascuno
di noi: ‘Qualunque cosa avrete fatto al più piccolo l’avete
fatto a Me’.
Occorre allora ‘sporcarsi le mani’ delle piaghe di chi
soffre ed è povero.
Prego per me e per tutti i miei carissimi amici, di poter un
giorno presentarci a Dio con le mani ‘sporche’ dei poveri,
mai con le mani ‘pulite’ di chi, egoisticamente, non ha
voluto ‘vedere’ ed è ‘passato oltre’.
Davvero amore di Dio e amore del prossimo sono la meravigliosa e
sicura via da percorrere, l’unica che dà senso alla vita, la
rende eterna e dona gioia perfetta.
Ne vale la pena. Che il Padre ci apra gli occhi e il cuore per
conoscere e sperimentare quanto ci ama e così poter moltiplicare
questo amore ricevuto verso gli altri.

mons. Antonio Riboldi

 

qumran2.net

CAMORRAARRESTATO REGGENTE DEL CLAN MAZZARELLA

NAPOLI  - Sorpreso insieme ad altre due persone durante un summit di camorra, Paolo Ottaviano – ritenuto l’attuale reggente del clan Mazzarella – è stato arrestato dagli agenti della squadra mobile della questura di Napoli. Ottaviano, che è nipote del capoclan attualmente in carcere, é destinatario di un provvedimento di fermo, emesso dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, per il reato di associazione a delinquere di stampo camorristico. L’uomo, al momento dell’arrivo della polizia era in compagnia di altri due affiliati al clan, anche loro finiti in manette.

A sorprendere i tre esponenti del clan “Mazzarella” – Paolo Ottaviano di 35 anni, Biagio Aiello Rapicano di 27 e Francesco Rinaldi di 50 anno, questi ultimi due arrestati in flagranza per il reato di associazione camorristica di stampo mafioso – sono stati gli agenti dei “Falchi” della VI sezione della Squadra Mobile della Questura di Napoli, in piazza Mercato. I tre, nel corso di una riunione, erano intenti ad effettuare i conti della gestione del mercato di calzature griffate false. I poliziotti hanno sequestrato un catalogo di calzature “Hogan” ed un elenco di commercianti, a cui i prodotti falsificati erano imposti per la vendita sul mercato. Gli agenti hanno, inoltre, sequestrato denaro contante ed un libro mastro attestante la contabilità del clan per la gestione dell’illecito mercato del falso.

ansa

SUPERENALOTTO, il 6 NON ESCE: ECCO LA COMBINAZIONE VINCENTE

Questa la combinazione vincente del concorso odierno (n. 127) del Superenalotto: 4 – 47 – 76 – 78 – 81 – 86. Jolly: 6. Superstar: 49.
Il 6 non vuole proprio uscire, nonostante continui la pioggia di euro puntati sul Superenalotto che oramai ha un jackpot veramente da sogno, con una somma di quasi 100 milioni di euro. Anche se non si è superato il record di combinazioni giocate di sabato scorso (erano stati pari a 101.554.423) anche oggi si sono superati i 100 milioni di colonne, dato molto alto se si considera che storicamente la giocata del fine settimana è più consistente di quella dei concorsi infrasettimanali. Per fare una raffronto con martedì della scorsa settimana, le combinazioni giocate sono aumentate di 21 milioni.
Oggi, inoltre non sono stati realizzate neanche vincite con 5+, contribuendo così ad aumentare ulteriormente il jackpot del concorso giochi più ricco del mondo, con il 6 che manca all’appello da quasi sei mesi, per un totale di 76 concorsi. La cifra astronomica per il 6 distanzia di quasi 30 milioni il vecchio record del Superenalotto, “appena” 71,7 milioni vinto a Milano nel 2005.
- L’ULTIMO SEI: è uscito nel concorso numero 51 del 26 aprile 2008, quando a Pavone Canavese, in provincia di Torino, furono vinti 40,6 milioni di euro.

 - GIOVEDI’ SI RITENTA LA FORTUNA
: Occhi puntati sul concorso numero 128 di giovedì, quindi, quando si vedrà se la “febbre” continua a salire con un ulteriore aumento delle combinazioni giocate. Chissà se anche i giocatori stranieri che hanno varcato la “frontiera” per venire a tentare la fortuna ripeteranno anche dopodomani il loro percorso.

CODACONS CHIEDE SEQUESTRO JACKPOT,TROPPO ALTO
- Il Codacons ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, al Ministero dell’Economia, ai Monopoli di Stato e alla Sisal in merito al gioco del Superenalotto, per chiedere il sequestro del jackpot ritenuto “troppo alto”. “Il record raggiunto dal montepremi sta provocando una pericolosissima febbre da gioco in tutta Italia – spiega il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – con numerosi casi di cittadini che giocano tutti i propri risparmi, o peggio, nel tentativo di accaparrarsi il jackpot. Per questo abbiamo chiesto alla Procura di Roma di valutare se vi siano gli estremi per un intervento da parte della magistratura, disponendo se necessario anche il sequestro del montepremi a tutela degli interessi della collettività”. Il Codacons ha chiesto al Ministero dell’economia, ai Monopoli di Stato e alla Sisal di intervenire a tutela dei giocatori e di tutti i cittadini, spalmando già dalla prossima estrazione l’intero montepremi previsto per il 6 tra chi realizzerà 5+1 e 5, così da porre fine alla “febbre da Superenalotto”.

D’ALEMA: “ENERGUMENO TASCABILE”. BRUNETTA: “RAZZISTA”.

ROMA - “Un energumeno tascabile”. Così Massimo D’Alema, parlando all’iniziativa del Pd in vista della manifestazione di sabato, ha definito il ministro Renato Brunetta, criticando “una virulenta campagna contro tutto ciò che è pubblico, dalle università ai dipendenti pubblici, che é una campagna qualunquista che rischia di fare di ogni erba un fascio e di colpire servizi essenziali”. Tra questi tagli, D’Alema ha criticato quelli “per i parenti dei disabili” per i quali il Pd si è battuto e i tagli sull’università e la ricerca.

“Alle volgarità razziste del deputato D’Alema non replico. Evidentemente, la mancanza di potere gli ha fatto perdere la testa”. E’ la replica del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta all’ex vicepresidente del Consiglio, che lo ha definito “energumeno tascabile”.

L’INTER TRAVOLGE LA ROMA ALL’OLIMPICO E VOLA IN VETTA ALLA CLASSIFICA

( di Gerardo Perillo ) - Nel posticipo serale della settima giornata di campionato l’Inter travolge la Roma all’Olimpico con il risultato di 4 – 0 e vola solitaria in testa alla classica a quota 16, staccando di due lunghezze Napoli, Catania ed Udinese. Il giallorossi rimangono lontanissimi a nove punti, a meno sette invece la Juventus.  La squadra di Mourinho parte subito forte passando in vantaggio già al quinto minuto con Ibrahimovic che scattato sul filo del fuorigioco insacca alle spalle di Doni con un preciso pallonetto. Gli interisti legittimano il vantaggio creando almeno altre due palle goal nei prima trenta minuti fallite clamorosamente da Maicon e Quaresma. Nella parte finale del primo tempo qualche segnale di risveglio della Roma che però non impensierisce mai seriamente Julio Cesar. Incredibile l’inizio del secondo tempo dei nerazzurri che in undici minuti passano altre tre volte chiudendo definitivamente la partita: al 2° ancora Ibrahimovic infila il portiere della Roma dopo un errore del difensore Loria che gli spiana la strada verso la porta, poi Stankovic e il debuttante titolare Obinna con due tiri dal limite dell’area fissano il risultato sul 4 – 0.  Una grande prova di forza quella dei nerazzurri che rispetto alle precedenti uscite evidenziano progressi atletici e tattici, mettendo in chiaro che non sarà facile per nessuno scucire loro lo scudetto dalle maglie. Grandi problemi per la Roma che aspettava questa sfida per riscattarsi ed invece affonda fra gli infortuni ed un gioco che stenta a decollare, lasciando solo fra i ricordi la bella squadra ammirata negli ultimi anni. Unica nota positiva per i giallorossi il ritorno in campo del capitano Francesco Totti, indispensabile in questo momento per ridare fiducia, spessore tecnico ed incisività alla Roma, anche in vista della sfida di mercoledì in “champions league” con gli inglesi del Chelsea che rappresenta già un primo crocevia stagionale per la squadra di Spalletti..

 

Lotto. Le estrazioni del 18/10 e le previsioni in esclusiva di Johnny “Scozzese” per la settimana 20-26/10

PALLONE D’ORO.LA LISTA COMPLETA DEI 30 CANDIDATI. SOLO DUE ITALIANI: BUFFON E TONI.

E’ stata resa nota la lista delle 30 nomination che si contenderanno il Pallone d’Oro 2008, che verrà assegnato il prossimo 2 dicembre a Parigi. Nell’elenco figurano due soli giocatori italiani, il portiere della Juventus Gianluigi Buffon e l’attaccante del Bayern Monaco Luca Toni. Tre in totale i calciatori che militano in serie A, contando oltre al portiere bianconero anche l’interista Ibrahimovic e il milanista Kakà, vincitore l’anno scorso. Ci sono ovviamente anche i due grandi favoriti per la vittoria finale: Leo Messi e Cristiano Ronaldo. Ben sette gli elementi della Spagna campione d’Europa.

Questa la lista completa dei 30 candidati, in rigoroso ordine alfabetico:

Adebayor (Togo, Arsenal); Aguero (Argentina, Atletico Madrid); Arshavin (Russia, Zenit San Pietroburgo); Ballack (Germania, Chelsea); Benzema (Francia, Lione); Buffon (Italia, Juventus); Casillas (Spagna, Real Madrid); Cristiano Ronaldo (Portogallo, Manchester United); Drogba (Costa d’Avorio, Chelsea); Eto’o (Camerun, Barcellona); Fabregas (Spagna, Arsenal); Fernando Torres (Spagna, Liverpool); Gerrard (Inghilterra, Liverpool); Ibrahimovic (Svezia, Inter); Kaká (Brasile, Milan); Lampard (Inghilterra, Chelsea); Messi (Argentina, Barcellona); Pepe (Portogallo, Real Madrid); Ribery (Francia, Bayern Monaco); Rooney (Inghilterra, Manchester United); Senna (SpagnaVillareal); Sergio Ramos (Spagna, Real Madrid); Toni (Italia, Bayern Monaco); Van der Sar (Olanda, Manchester United); Van der Vaart (Olanda, Amburgo/Real Madrid); Van Nistelrooy (Olanda, Real Madrid); Vidic (Serbia, Manchester United); Villa (Spagna, Valencia); Xavi (Spagna, Barcellona); Zhirkov (Russia, Zenit San Pietroburgo).

Fonte: Eurosport

Premiazione in questura a caserta

curti. primo paese in italia dove si abolisce un ‘ente inutile’: il comune.

Curti – A cosa serve un Municipio se a tutto provvede la fatidica Conocchia Multiservizi. Forse non tutti sanno che una società partecipata, e cosi che si chiamano, per il tramite del socio di maggioranza nomini il consiglio di amministrazione, che a sua volta nomina un direttore generale che infine visto qualche bel curriculum vitae nomini il personale di cui hai bisogno. Per diventare sindaco devi essere eletto per fare il segretario comunale devi vincere un concorso per il personale del comune hai bisogno di bandire concorsi pubblici. Mica poco.

Guarda caso il socio di maggioranza della Conocchia Multiservizi è proprio il Comune. Ed ecco allora che se hai bisogno di: un allaccio dell’acqua, di un’esumazione, della mensa scolastica, dello scuolabus, della lampada votiva, della casa albergo, della videosorveglianza, del palazzetto dello sport, del campo sportivo e cosi via, semplice, rivolgiti alla Conocchia Multiservizi s.r.l. . La domanda sorge spontanea: a cosa serve un Sindaco, gli Assessori, i Consiglieri Comunali?Forse a spendere i soldi dei cittadini, per onorare i loro compensi e/o per le loro designazioni in enti strumentali, commissioni e sottocommissioni dell’Amministrazione Comunale.

Come dicevo, per lavorare presso la Conocchia Multiservizi basta presentare un semplice curriculum; chi decide sa quando e in che modo assumere (comunque a tempo determinato). Questo i cittadini hanno il diritto di saperlo. Basta con lavoratori da decenni precari e in avanzata età anagrafica; negli enti pubblici occupazione stabile e duratura con contratti a tempo indeterminato. Una chiosa. Il sito internet del comune di Curti che è perennemente in costruzione, anche se la manutenzione e puntualmente onorata alla società cui è affidata, affidiamola alla fatidica Conocchia Multiservizi; vuoi vedere che riesce a terminare la costruzione del sito!!!!

c.s.

 

PAUSA DI RIFLESSIONE

 di Enzo Toscano

  

Quella era diventata una giornata storica; l’ultima dell’era della lira!  Ignoravo ancora il futuro quando, all’interno

di un fruttivendolo, avevo appena acquistato un chilo di gustose mele a lire duemila. Tre giorni dopo mi ritrovai

dallo stesso e quegli splendidi pomi li avevano in vendita a quasi due euro. Oibò, sbottai, cos’è questa storia… 

Il bottegaio, pover’uomo, rattristato mi spiegò che nel frattempo c’era stata una gelata ed il prezzo era lievitato…

Non fui molto convinto della spiegazione, sopratutto nei giorni seguenti dove, sempre a causa di sconvolgimenti climatici, per acquistare peperoni, pere, cavoli e cavoletti, si iniziavano a chiedere prestiti  in banca. Chi poteva acquistava l’automobile dando in  cambio qualche quintale di zucchine; le ciliegie, visto il prezzo, venivano custodite in cassaforte.

La causa era sempre la stessa; il tempo inclemente! Eppure in quei primi giorni dell’era euro il clima era dolce; le margheritine facevano capolino ed i colombi iniziavano la stagione degli amori…   Non vi nascondo che in quelle notti  mi alzavo di colpo, sbirciavo tra le tapparelle per vedere se, casomai, durante  il periodo in cui siamo meravigliosamente tra le braccia di Ipno e Morfeo, non si fosse scatenata una tormenta di neve… Niente!

I sospetti si fecero atroci quando, nel negozietto dove di solito acquistavo dei buoni jeans a lire venticinquemila, ritrovai gli stessi a trenta euro. Non volli neanche una spiegazione; salutai in malo modo il proprietario invitandolo ad andare in un ” atrio buio ” ed andai via.  Fuori il clima era dolce e tiepido e poi, tutti sappiamo che i jeans, come i bambini, non nascono sotto i cavoli.

Sono passati da quel giorno ormai alcuni anni. Nelle notti di tormenta, davanti al fuoco, si racconta di molti che si arricchirono indebitamente ma poi, causa una brutta crisi anche da loro causata, furono costretti a vendersi la casa.  Chi di zucchina colpisce…

superenalotto ecco la combinazione vincente. prossimo jackpot 94,8 milioni di euro

italia-montenegro 2-1. una doppietta di aquilani fa sognare l’italia

LECCE - La prima Italia griffata Aquilani, marchio di qualita’ evidente e pero’ mai davvero brillante in azzurro in precedenza, regala a Marcello Lippi la suggestioni di un record di imbattibilita’ che riporta al mitico Pozzo (30 gare per entrambi) e le certezze di una classifica convincente anche al di la’ dei meriti. I primi due gol della carriera azzurra del romanista consentono infatti alla nazionale campione del mondo di spezzare le reni al Montenegro, per la verita’ soffrendo molto in un 2-1 che avrebbe tranquillamente potuto trasformarsi in un pareggio, e di chiudere in ogni caso l’anno al primo posto della classifica del girone di qualificazione mondiale.
E’ questo il dato piu’ positivo per Lippi, e somiglia d’altra parte molto a quelli delle prime due gare vinte sudando freddo con Cipro e Georgia. L’autorevolezza (peraltro caratterizzata da un pari) sfoderata sabato scorso a Sofia svanisce nella serata di Lecce, come pure gli atteggiamenti aggressivi dei tifosi azzurri, che ritornano alla festosita’ dei cori po-po-po-po riportando l’Italia al clima giusto da nazionale. Per il resto, le tante assenze (da Buffon a Pirlo, Grosso, Toni e Camoranesi per citare solo alcuni indisponibili) giustificano almeno in parte i brividi provati dalla retroguardia azzurra che ha costretto ad un impegno costante Amelia. Il palermitano, pur corresponsabile nel gol di Vucinic, e’ stato protagonista di una buona prova: ed ha evitato guai peggiori in una sorta di duello prolungato con il romanista. A lui, oltre che al suo concittadino Aquilani, deve andare la gratitudine del ct per un anno che si chiude sul piano dei risultati a ritmi da primato.
E d’altra parte era cominciata nel migliore dei modi per l’Italia, schierata da Lippi come previsto nel 4-3-2-1 con Gilardino punta, a sostegno Di Natale e Pepe. A centrocampo rispetto alla gara con la Bulgaria, Aquilani al posto di Montolivo in un reparto formato anche da Gattuso e De Rossi. Per la prima volta Aquilani dava davvero l’impressione di essere padrone della situazione in azzurro, e cosi’ dopo che al 2′ Dossena con un tiraccio aveva sfiorato lo specchio della porta, al 3′ in percussione metteva in movimento Gattuso che di destro mandava fuori di poco. Al 7′ su punizione dalla destra i rimpalli favorivano Pepe che da due passi girava in porta, ma tra le braccia del portiere. Ed all’8′ uno spunto di Pepe sulla destra veniva seguito da un cross basso sul quale Gilardino non riusciva ad intervenire risolutivamente: Aquilani pero’ era li’ e da distanza ravvicinata metteva in rete. Sembrava una partita sul velluto, per l’Italia di Lippi: ed invece arrivavano le smagliature. Perche’ il centrocampo di disuniva un po’, le distanze tra i reparti saltavano e la difesa prendeva a ballare. Al 16′ dopo batti e ribatti in area Zverovic calciava a botta sicura ed invece sulla riga si materializzava Zambrotta, che deviava in angolo. Sul quale Amelia sfarfallava senza conseguenze. Ma al 18′ le amnesie di Cannavaro e compagni venivano giustamente punite: su palla persa in avanti gli azzurri si facevano infilare in contropiede. La palla arrivava a Vucinic sul quale Chiellini indietreggiava: il romanista allargava leggermente e di sinistro da una ventina di metri insaccava verso il palo piu’ lontano con Amelia correo. La reazione italiana pareva fiacca (tiri da lontano di Chiellini, Di Natale ed Aquilani senza esiti). Ed invece intorno alla mezz’ora l’Italia tornava in vantaggio: un cross alto di Dossena dalla sinistra veniva ’spizzato’ ancora piu’ a destra da Gilardino di testa, al volo calciava Aquilani, Tanasajevic deviava e la palla finiva in rete. Il Montenegro si apriva nel suo gioco arioso e rimediava pero’ solo un paio di punizioni da lontano (calciate direttamente da Vucinic consentivano ad Amelia di risollevarsi il morale con relativo impegno).
Nella ripresa subito una bella discesa di Zambrotta sulla destra che si concludeva con un gran tiro: Poleksic parava senza trattenere, ma nessun azzurro ne approfittava. Ed al 6′ ancora Aquilani dava in profondita’ a Gilardino, solo: il suo piatto veniva rimpallato dal portiere in uscita. Un errore clamoroso di De Rossi pero’ al 7′ liberava Vuicinic che si involava, ma solo davanti ad Amelia si faceva ribattere. E un minuto dopo il portiere del Palermo era protagonista su tiro di Jovetic deviato da Zambrotta. Il segnale era chiaro, ed il ct lo coglieva richiamando Dossena ed inserendo Bonera, piu’ abile in marcatura. Anche se a ritmo ridotto rispetto al primo tempo, continuava ad incantare Aquilani, che al 18′ pennellava dalla destra un cross sul quale De Rossi si inseriva bene: il suo colpo di testa pero’ finiva sul palo. Ma il romanista evidentemente veniva considerato stanco dal ct, che lo sostituiva col compagno di squadra Perrotta. La sfida personale tra Vucinic ed Amelia proseguiva con una punizione del montenegrino che sfiorava l’incrocio al 23′. E cosi’ Lippi passava al prudentissimo 4-1-4-1 con De Rossi davanti ai difensori e Gilardino terminale offensivo. Toccava a Quagliarella al 30′ rilevare Di Natale, ancora un paio di tiri di De Rossi e Lecce poteva festeggiare gli azzurri.

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allarme della caritas emergenza povertà, in italia a rischio 15 mln di persone

Roma - E’ emergenza povertà in Italia. L’allarme arriva dalla Caritas che oggi ha presentato a Roma il Rapporto sulla povertà in Italia elaborato in collaborazione con la Fondazione Zancan.

I dati parlano chiaro: ”L’emergenza sociale nel nostro Paese riguarda 15 milioni di persone”, e non solo i 7 milioni e mezzo di cittadini ufficialmente sotto la soglia di povertà, ma altrettanti che ‘’si collocano poco sopra, e quindi sono da considerare ad alto rischio”.

Povero è, ancora oggi, secondo l’Istat il 13% della popolazione italiana, costretto a sopravvivere con meno di metà del reddito medio italiano, ossia con meno di 500-600 euro al mese. Accanto ai poveri, poi, ci sono i ‘quasi poveri’, ossia persone al di sopra della soglia di povertà per una somma esigua, che va dai 10 ai 50 euro al mese. Povere sono le famiglie con anziani, soprattutto se non autosufficienti, e povero è un terzo delle famiglie numerose, quelle con 3 o più figli. Di queste, quasi il 50% vive nel Mezzogiorno. Avere piùfigli in Italia comporta dunque un maggiore rischio di povertà, cosa che non accade in altri Stati. In Norvegia, ad esempio, più bambini si hanno, più il tasso di povertà si abbassa

Ma non è tutto. Il rapporto evidenzia che in Italia le misure anti povertà sono tra le meno efficaci se rapportate agli interventi messi in atto da Paesi come la Svezia, la Danimarca, l’Olanda, la Germania, l’Irlanda, dove la spesa sociale è in grado di ridurre del 50% il rischio povertà. In Italia questo impatto è valutato appena al 4%. Un primato che viene battuto solo dalla Grecia.

Inoltre, il nostro Paese è al di sotto della spesa media per la protezione sociale: è il costo della previdenza che ha l’effetto di destinare ben pochi fondi ad altri comparti del Welfare. Nel 2007 sono state erogate prestazioni a fini sociali per 366.878 milioni di euro, di cui il 66,3% per pensioni, con un aumento del 5,2% rispetto all’anno precedente. La spesa per la previdenza incide sul Pil per il 15,6%, quella per la sanità per il 6,2%, per l’assistenza sociale si scende all’1,9%.

“Si può dare risposta alla povertà senza aumentare la spesa pubblica complessiva per la protezione sociale (366.878 milioni di euro) e senza aumentare la spesa per l’assistenza sociale (circa 47 miliardi di euro nel 2007)”, afferma quindi il rapporto. In che modo? ”E’ possibile – ha spiegato il direttore della Fondazione Zancan Tiziano Vecchiato – destinare ad un diverso utilizzo parti rilevanti della spesa per assistenza sociale, oggi destinata alla persone non autosufficienti, alle persone che si prendono cura di loro e alle famiglie di lavoratori con figli”. Anche se, sottolinea Vecchiato, ”non è per niente facile, perché chi oggi beneficia dei trasferimenti pubblici e ne ha fatto una fonte di reddito non è disposto a rimettere in discussione i diritti acquisiti, anche se ragioni di equità portassero a riconoscere il contrario”.

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Rigassificatore a villa literno, interviene la ugl

Villa Literno – Cancellando dal piano rifiuti della Campania il quinto inceneritore  annunciato dal Presidente Berlusconi, l’assessore regionale all’ambiente Walter Ganapini  ha invece annunciato la nascita di un rigassificatore che sorgerà in provincia di Caserta e precisamente nel comune di Villa Literno. Come era prevedibile, tale notizia ha subito dato il via ad una serie di interventi da parte dei soggetti operanti sul territorio; così, dopo le dichiarazioni rilasciate ieri da Grimaldi (Nuovo Psi) e Ronghi (Mpa) arriva oggi la presa di posizione della Ugl. “Ritengo inopportuna la scelta di impiantare un rigassificatore nel nostro comune” ha commentato il responsabile cittadino della Ugl Tammaro Tavoletta “ancora una volta Villa Literno viene considerata l’ultimo avamposto della civiltà, il primo luogo a cui pensare quando c’è bisogno di risolvere un problema”. Gli fa eco il vicesegretario provinciale della Ugl Ferdinando Palumbo “Non siamo per il no al rigassificatore, ma per il si allo sviluppo della economia della provincia che è fondata sull’agroalimentare. Come già successe l’anno scorso, quando sembrava dovesse nascere una discarica nel comune di Pignataro Maggiore, anche questa volta invito alla cautela.  E’ bene valutare l’impatto che provocherebbe tale decisione sulla già difficile condizione in cui versano le aziende casearie presenti sul territorio, le quali rappresentano uno dei pochi sbocchi occupazionali in una zona ad alto tasso di disoccupazione. Invitiamo gli amministratori a convocare un tavolo che mettendo assieme cittadini, allevatori, parti sociali e produttori ricerchi la migliore soluzione possibile. “

C.s.

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per i disabili dimessi, il centro antares accusa l’asl ce1 di violazione dei “diritti umani”

SAN MARCO EVANGELISTA (di Nunzio De Pinto ) – Sale alle stelle la polemica fra il dottor Raffaele GALLUCCI del Centro di Riabilitazione Neuromotoria “ANTARES” ed il direttore generale dell’ASL CE1, dottor BOTTINO. Per il dottor Gallucci “…. Il gesto inqualificabile dell’ASL di dimettere, per ragioni puramente contabili o economiche, pazienti affetti da gravi malattie, così violando diritti umani costituzionalmente garantiti”, come riportato nel comunicato stampa diffuso alla stampa dal dottor Gallucci è sorprendente. La violenta diatriba fra i due manager, uno privato e l’altro pubblico, nasce da alcune dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi dal direttore generale dell’ASL CE1 in relazione alle autentiche problematiche della sanità casertana che Gallucci bolla come “mere tergiversazioni vuote ed inconsistenti, che denotano niente altro che la pochezza di chi le ha formulate”. “In primis” – si legge ancora nella nota a firma del dottor Gallucci – “è davvero sorprendente che il dottor Bottino ignori il numero effettivo dei disabili che sono stati dimessi dall’Asl (complessivamente ventinove), come risulta “per tabulas” dalle decisioni adottate dai Distretti nnrr. 26-27 (Maddaloni) e nr. 33 (Marcianise). Ed è significativo, in merito, che lo stesso Direttore generale, in ordine al numero dei pazienti dimessi, non sia neppure in grado di fornire cifre alternative”. Il dottor Gallucci attacca “de visu” il manager Bottino perché avrebbe accusato “l’Antares non ha sottoscritto l’accordo con l’ASL, anche perché ha un contenzioso ancora da definire con l’azienda sanitaria”. Gallucci non ci sta a passare per un amministratore inadempiente ed attacca. “Sul punto” – è sottolineato nel comunicato – “che l’Antares ha sempre sottoscritto regolarmente i contratti con l’ASL – come il Direttore generale sa bene per averli egli controfirmati – per l’anno 2007 da prot. Nn. 13918 e 14330 e per l’anno 2008 da prot. ASL nn. 19176, 19177 e 19178. quanto poi alle pendenza tra l’Antares e l’ASL Caserta 1” – prosegue Gallucci – “va precisato che trattasi di una vertenza autonoma che non ha alcuna attinenza con il vero oggetto della questione. Ed, infatti, cosa ha tutto ciò a che vedere con il fatto che l’azienda sanitaria casertana ha dimesso un nutrito numero di pazienti disabili, considerandoli, contemporaneamente ed improvvisamente, “guariti” – contro tutte le logiche e sanitarie – abbandonandoli, in tal modo, ad una sorte certa e letale ?”. Dunque, la decisione di dimettere improvvisamente 29 disabili li porterebbe alla morte ? E’ inimmaginabile e mostruoso solo a pensarlo. “Il dott. Bottino” – conclude Gallucci – “non essendo in grado di replicare in maniera seria e puntuale su tale tematica, preferisce assumersi la responsabilità di affermazioni non veritiere, utilizzate in maniera evidentemente strumentale e pretestuosa, che producono, come unico effetto, a carico della nostra azienda, quello di offenderne gratuitamente ed illegittimamente il buon nome e l’immagine. Siamo in attesa di formali scese”. Che ci sembrano, a questo punto, quantomeno doverose.

 

 

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roma. la ugl casertana al convegno sulle pari opportunità

Caserta - Una rappresentanza della Ugl Caserta composta dalle sindacaliste Angelica Pizzuti, Claudia Giannini, Simona Abbate e capitanata dal Segretario Provinciale Sergio D’angelo ha preso parte ieri, a Roma, ad un convegno organizzato del Dipartimento dei diritti e delle opportunità per tutti sapientemente coordinato dalla dirigente nazionale del sindacato  Ornella Petillo. Numerosi gli interventi della tavola rotonda che ha visto come protagonisti il sottosegretario al ministero del Lavoro, Eugenia Roccella, il presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria Federica Guidi, il Capo dipartimento per le Pari opportunità Isabella Rauti, e la Consigliera nazionale delle Pari opportunità Fausta Guarriello. L’apertura dell’evento è stata affidata al segretario confederale Marina Porro ; “Occorre rivedere la Legge 53/00 “ha dichiarato la sindacalista” perché il nostro Paese ha subito troppi cambiamenti”. La Porro ha poi illustrato le problematiche delle lavoratrici impegnate a conciliare le proprie carriere con le esigenze della famiglia e la mancanza di adeguate infrastrutture.  Il segretario nazionale Renata Polverini nel chiudere la manifestazione ha tenuto a precisare che le pari opportunità di cui si è discusso nel convegno, non fanno riferimento soltanto alle donne ma a tutte quelle persone che in un certo modo subiscono delle discriminazioni. “Dobbiamo ripartire dal quoziente familiare così come riportato nel programma del Governo” afferma il segretario generale Polverini, “e anche se c’è crisi finanziaria sono questi i criteri sui quali basarsi per aiutare i nuclei familiari e le categorie più deboli; tali interventi andrebbero inseriti nella contrattazione di secondo livello”.

c.s.

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piano tariffario tim tutto compreso, raggiunto accordo con adiconsum per corrispettivi e recesso

Roma – A seguito della proposizione di una azione inibitoria presso il Tribunale di Milano da parte del Movimento Consumatori con l’intervento di ADICONSUM, è stato recentemente raggiunto un importante accordo transattivo migliorativo per i diritti dei consumatori ed utenti. Ancora una volta, grazie all’intervento delle Associazioni dei consumatori e la collaborazione delle imprese, i consumatori potranno beneficiare di una maggiore tutela.
 
In virtù di detto accordo, Telecom Italia adotterà nuove condizioni generali di contratto per il prodotto denominato “TIM Tutto Compreso 30, 60, 90 e 180  (Unlimited)”.
 
In particolare, è prevista una riduzione dei corrispettivi dovuti dal cliente per la cessazione anticipata del contratto, rispetto a quelli ancora vigenti, di € 50,00 (euro cinquanta), così come risultanti dalle nuove tabelle allegate al contratto. Inoltre, le clausole contrattuali sono state aggiornate per migliorarne la piena trasparenza nei confronti della clientela.

Telecom Italia pubblicherà sul sito internet www.tim.it <http://www.tim.it/>  le nuove condizioni generali di contratto e le divulgherà presso la propria rete di vendita, affinché i consumatori che ne facciano richiesta, prima della conclusione dei contratti ne possano avere più agevole accesso.
 
Telecom Italia altresì informerà i clienti che abbiano aderito all’offerta “TIM Tutto compreso 30, 60,  90 e 180 (Unlimited)” circa le nuove condizioni generali di contratto convenute, tramite SMS.
 
Altresì i clienti che, prima dell’accordo tra Telecom Italia e le suddette Associazioni, abbiano già esercitato la facoltà di recesso dai contratti “TIM Tutto Compreso 30, 60, 90 e 180  (Unlimited)” potranno richiedere davanti ai competenti organi conciliativi la trattazione della loro posizione in conformità alle nuove condizioni contrattuali come rideterminate.  
c.s.

 

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“verso l’obiettivo” concorso di fotografie e video sulla condizione giovanile


Villa Literno – Si chiama “…Verso l’Obiettivo”, è un concorso per foto e video attinenti tematiche sulla vita sociale di Villa Literno. I risultati saranno presentati nell’ambito della prima conferenza giovanile che si terrà in città a fine Novembre, nella sala Splendore di piazza Marconi.
Una giuria qualificata sceglierà i due lavori migliori: previsto un premio in denaro.

Il concorso è aperto a cittadini liternesi di età compresa fra i quindici e i trentacinque anni. Si possono presentare non più di tre  prodotti originali (fotografie o video) che illustrino il proprio rapporto con il proprio territorio. “Verso l’Obiettivo”  invita a raccontare storie originali e sorprendenti e a dare una personale visione della realtà e della società. Si può raccontare la storia della propria città o quella della propria vita nel modo che si preferisce, esplorando alcuni fra i temi consigliati: persone, temi sociali, paesaggio e vita urbana, culture, futuro.

Il materiale può essere accompagnato da un testo di presentazione e di descrizione del lavoro fatto.
Il tutto va consegnato entro il 30 ottobre a mano presso l’ufficio Staff del Comune, di mattina dal lunedì al venerdì  (dalle 10.30 alle 12.30) e anche di pomeriggio il martedì e il giovedì (dalle 16.00 alle 18.00). In alternativa è possibile inviare il materiale via e-mail (versolobiettivo@comunevillaliterno.it) o per posta ordinaria (su Cd-Rom). Farà fede il timbro postale o il protocollo del Comune. Per le e-mail necessaria la conferma del recapito. Insieme al proprio lavoro, vanno specificate le generalità complete del partecipante nonché indirizzo, recapiti telefonici ed e-mail.

Le fotografie e i video possono essere realizzati con i normali prodotti in commercio (anche telefoni cellulari) purché su supporto digitale: non saranno accettate stampe fotografiche. È possibile ritagliare, modificare digitalmente o manipolare le proprie fotografie a seconda dei propri intenti espressivi.
Le immagini devono essere in formato Jpeg ed ogni foto deve essere al massimo di 1Megabyte; i video non devono superare i 20 secondi.

Sarà necessaria la liberatoria delle persone eventualmente riconoscibili nei lavori che saranno inviati.
Ulteriori informazioni sul sito ufficiale del Comune di Villa Literno (www.comunevillaliterno.it o www.comune.villaliterno.ce.it).

c.s.

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antonio papa: i miei candidati sono tutti liberi di parlare

 Santa Maria La Fossa – “Voglio ringraziare in primo luogo l’amico Carlo Cirelli per le parole che ha espresso nei miei confronti, e ciò a dimostrazione che ancora esistono persone per cui la parola data è sacra. La sua disponibilità dimostrata nei dieci anni di consiliatura sarà senz’altro ricambiata”. Si è così espresso il dott. Antonio Papa capolista di una delle due liste civiche che nella prossima tornata elettorale comunale si sfideranno per la corsa al Comune. La lista avversaria sarà capeggiata dall’avv. Antonio Mirra. Il consigliere Cirelli ebbe a dire in una intervista rilasciataci qualche giorno fa, che dopo dieci anni di consiliatura subentrava la stanchezza e che per questo non si sarebbe ricandidato. Ma ribadiva Cirelli che non sarebbe venuto meno alla parola data a Papa circa un suo appoggio esterno. Non si sarebbe ricandidato ma sarebbe stato al fianco di Papa. In merito poi alle dichiarazioni rese da Luigi Russo circa la istituzione di un addetto stampa di cui si servirà la lista di Mirra, Papa ha dichiarato: “i candidati della mia lista sono tutti liberi di parlare, ed in particolare io non ho bisogno di terze persone per poter parlare con la gente. Ai miei elettori vado da solo a spiegare i motivi per cui chiedo il loro voto senza promesse elettorali o millantando posti di lavoro che durano il tempo della campagna elettorale, cioè due mesi. Dopo questi due mesi l’esercito delle persone, che sono state messe in graduatoria, si sfalderà. La presenza dell’addetto stampa – e qui l’affondo del Papa – nella lista avversaria ha solo lo scopo di mettere il bavaglio a qualche persona, per impedire che con le sue intemperanze verbali (ed ora anche con il silenzio) possa fare danno. La mia politica vuole essere sulla falsariga di quella posta in essere dal grande Aldo Moro: politica come servizio per la gente. Non una politica posta in essere da talune persone in questi periodi che, non masticando di politica, vanno in giro a chiedere voti solo in nome di parentele anche di quarto grado”.

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baia domizia.incontri per il rilancio della zona

 

BAIA DOMIZIA  (  di Nunzio De Pinto ) – Evento storico quello appena conclusosi presso il Park Hotel. Per la prima volta in assoluto si sono riuniti tutti i rappresentanti delle Associazioni e dei Consorzi imprenditoriali della località, dimostrando una coesione ed unità di intenti mai registrati così al Sud del Garigliano. Le motivazioni che hanno spinto tutte queste realtà associative a riunirsi per ben tre volte (18-26 settembre e 01 ottobre) sono quelle di capire assieme, i motivi per i quali un territorio dall’enorme  potenzialità e dalle molteplici risorse, non riesca ad esprimerle in economia reale, e per stabilire le strategie comuni consone a far raggiungere questo obiettivo. Al Park Hotel erano presenti: il Consorzio degli albergatori e delle Agenzie di Baia Domizia “Torre di Capodiferro”, la Pro Loco, il Consorzio turistico balneare di Baia Domizia e il Consorzio balneare Aurunco, la Confcommercio con l’Unione dei Commercianti di Baia Domizia, il Consorzio intercomunale per la promozione turistica “Domizia mare verde”, il sig. Pellizzaro direttore del Domizia Palace, il Sig. Tanganelli direttore del Villaggio la Serra, il sig. Adornetto direttore del Marina Hotel, il sig. Sparagna in rappresentanza delle Agenzie Immobiliari e l’avv. D’Ambrosio Luigi, nominato dai convenuti. La spinta principale che ha determinato gli incontri è stata la disastrosa stagione estiva 2008. L’assemblea ha svolto un’attenta analisi di tutte le problematiche che hanno afflitto la località, la brevità della stagione, il mancato controllo del territorio, la mancanza di attenzione da parte degli enti preposti. Ma la problematica drammaticamente emersa come la vera emergenza per la località, è quella della qualità delle acque di balneazione (depuratori, scarichi abusivi, mancato controllo del territorio, responsabilità politiche, etc.). L’assoluta determinazione da parte di tutti i presenti alle assemblee (che rappresentavano tutta Baia Domizia da nord a sud) è stata palese. Durante i tre incontri nessuno si è tirato indietro e diligentemente tutti hanno dato il loro contributo stabilendo una volta per tutte che qualsiasi azione sarà decisa, sia per individuare che per colpire i responsabili dell’inquinamento, sarà sempre unitariamente compatta e non darà tregua fin tanto che gli imprenditori non avranno il mare più pulito da nord a sud di Baia Domizia. La coesione finalmente raggiunta impone il raggiungimento di tutti gli obiettivi per il rilancio del nostro territorio (infrastrutture ricreative e culturali, manutenzione, pulizia, etc.). Ora, finalmente consci della forza che essi rappresentano, non sono più disposti a sottostare all’indifferenza che la classe politica ha dimostrato nei loro confronti e faranno pesare la loro rappresentatività consolidandosi e allargandosi  maggiormente e intraprendendo tutte quelle iniziative che li portino in brevissimo tempo ad avere non solo un peso economico di primo piano nell’economia territoriale, ma anche un peso politico decisivo.

Piedimonte Matese, grande successo della festa della legalità

 

 ( di Pietro Rossi ) – Riflettere e discutere su una delle tematiche fondamentali nel nostro territorio. È stato questo il nodo centrale della ‘Festa della legalità’, evento che rientra in una serie di progetti promossi e organizzati dall’amministrazione comunale di Piedimonte Matese, centrati sul confronto in merito a questioni di grande rilievo. La festa ha coinvolto infatti gli studenti degli istituti scolastici cittadini, le autorità militari  con rappresentanti della Finanza e dei Carabinieri, quelle locali  con dott. Fabrizio Pepe   Presidente della Comunità Montana, nonché i Sindaci di   San Potito Sannitico dott.Angelo Conte ed il Sindaco di Ciorlano dott. Silvio Vendittuoli e la stessa amministrazione comunale, rappresentata nell’occasione dal sindaco Avv. Vincenzo Cappello, il vice-sindaco Prof. Costantino Leuci assessore con delega alla Pubblica Istruzione e il consigliere Dott. Augusto Massi con delega alle Politiche Giovanili. Per impegni inderogabili l’assessore regionale all’istruzione, Formazione e Lavoro On.  Corrado Gabriele non ha potuto partecipare all’evento.

In mattinata, il primo cittadino ha salutato i presenti, anche per conto di sua eccellenza il Vescovo Mons. Pietro Farina – assente per altri impegni -, nella Sala Teatro Opera Salesiani, dando inizio all’incontro e mettendo in luce quello che è un rischio reale per il territorio dell’Alto Casertano: «La legalità è una tematica a cui bisogna prestare molta attenzione; le terre in cui viviamo sono sane e genuine, e potrebbero divenire appetibili per chi, sentendosi minacciato negli ultimi tempi dalla forte presenza dello Stato, intendesse spostare i propri affari loschi in luoghi più tranquilli».  Discussione e confronto per comprendere ciò che ci sta intorno, e, quindi,  per cercare di evitarne gli effetti. A questo proposito è stata senza dubbio utile la proiezione di ‘Biutiful Cauntri’, documentario di Legambiente che mostra e denuncia gli orrori commessi dalla Camorra nello smaltimento dei rifiuti tossici: discariche abusive e nocive che implicano una totale assenza di rispetto per la vita e per il territorio. Il docufilm è stato seguito dal dibattito con l’associazione anticamorra ‘Libera’, testimonianza diretta dai territori della Camorra. E, dopo tanta “serietà”, ‘La Festa della legalità’ si è conclusa con un concerto dei Folkabbestia in serata al PalaMatese; ma, cosa più importante, essa ha indicato agli studenti due parole chiave, ovvero riflessione e, soprattutto, informazione, fattori fondam entali per conoscere il vero significato del termine ‘legalità’ e per riuscire a metterlo in pratica.

 

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Vangelo di domenica 19 ottobre 2008. Commento di mons. Antonio Riboldi

Dal Vangelo secondo Matteo (22,15-21)

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.

Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?».

Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

 

Commento di mons. Antonio Riboldi  

 

Non si può tacere

Il Vangelo di oggi pare voglia condurre per mano a entrare nella verità dell’uomo: una verità che si tenta in tanti modi di cancellare per fare posto non si sa a cosa o a chi. E l’uomo non può vivere “per nulla”. Cercare la verità, quella che viene solo da Dio, è una necessità, se uno dà voce alla sua coscienza, e chiude l’udito alle tante voci che alla fine risultano solo un suono fastidioso e pericoloso.
Racconta Matteo: “I farisei, avendo udito che Gesù aveva ridotto al silenzio i sadducei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio, secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno. Dicci dunque il tuo parere: è lecito o no pagare il tributo a Cesare? Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo. Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò: Di chi è questa immagine e iscrizione? Gli risposero: di Cesare. Allora disse loro: Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Mt 22, 15-21).
La “trappola” che i farisei volevano tendere a Gesù e che Lui smaschera era: o Gesù è fedele alla verità di Dio e quindi deve rispondere che il tributo non si deve pagare, rischiando di essere denunciato al procuratore romano – e per questo avevano portato con loro gli erodiani pronti ad arrestarLo – oppure che lo si doveva pagare e avrebbe mostrato di cedere a compromessi con l’autorità imperiale minando così la sua credibilità presso il popolo.
Gesù non si fa ingannare e da qui la sua risposta. Come a distinguere molto nettamente il ruolo della fede e della salvezza da quello puramente reale o politico. E’ da tempo che si cerca di riproporre la stessa “trappola” alla Chiesa. Si vorrebbe non parlasse e ci si lamenta se non parla. Come a dire: “Ma da che parte stai nel gioco della storia diretta dalla politica, dall’economia e da quello che si vuole di umano, puramente umano?”
Quante parole sono state dette e scritte in questi ultimi tempi a proposito della Chiesa che interviene sui grandi problemi dell’uomo, della vita, della giustizia! Fa sempre male la denuncia o lo smascheramento del male che si vorrebbe proporre come bene dell’uomo e per l’uomo. Ma la Chiesa non può tacere: non deve tacere. I milioni di morti di fame e le vergognose disuguaglianze tra popoli e nelle stesse nazioni, non sono reati da fare passare in silenzio. Non si può accettare passivamente o con indifferenza che ci siano queste silenziose e sanguinose guerre che non fanno rumore, ma tanto scempio alla giustizia e pace. Eppure pare che non solo il mondo ha un suo Nord di ricchezza e un suo Sud di miseria: ma ogni città, ogni nazione. Anche in Italia c’è un Nord che sembra coltivare benessere ed un Sud che cerca di sopravvivere. A volte siamo ricchi sulla povertà e sullo sfruttamento di alcuni miliardi di uomini. Non possiamo continuare a vendere, per esempio, un paio di scarpe a 50 euro, dando al cinese che le ha fatte solo 45 centesimi. Possiamo tacere che con i generi alimentari che l’Inghilterra e l’Italia buttano nei rifiuti, si potrebbe togliere la fame nel mondo?
Può tacere la Chiesa, quando si mette in gioco la stessa natura della vita non più frutto del grembo materno, ma frutto della sperimentazione umana: uomini non più figli di Dio, ma “creature di uomini”? Possiamo tacere di fronte al tentativo di minare lo stesso matrimonio da Dio voluto tra uomo e donna per farne uno spregiudicato modo di stare insieme, non importa come?
Se la Chiesa tacesse avrebbe enormi responsabilità davanti a Dio ed alla storia. Mentre scrivo la Chiesa in Europa è radunata in quella Pentecoste che è il Sinodo dei vescovi, a Roma. Un momento dedicato non solo al grande tema della Eucaristia, ma alla nostra storia. Un guardare tutto con l’occhio di Dio, che scruta tempi e storia, per dare quindi risposte di Dio all’uomo che ha bisogno di questa luce per vivere una vita degna di lui, creato da Dio.
E proprio nell’introdurre il Sinodo, il Santo Padre ha avuto parole di fuoco che hanno scosso non solo il Sinodo, ma la Chiesa e il mondo. Parole che denotano la grande libertà che viene dalla fede che si fa coraggio, non lasciandosi affatto spaventare dalle critiche o dalle ostilità.
“Vogliamo possedere il mondo – afferma – e la nostra stessa vita in modo illimitato. Dio – pare ci si dica – ci è di intralcio. O si fa di Lui una semplice frase devota o Egli viene negato del tutto, bandito dalla vita pubblica così da perdere ogni significato…La tolleranza, che ammette per così dire Dio come opinione privata, magli rifiuta il dominio pubblico, la realtà del mondo e la nostra vita, è pura ipocrisia…Laddove l’uomo si fa unico padrone del mondo e proprietario di se stesso, non può esistere giustizia. Là può solo dominare l’arbitrio del potere e degli interessi” (discorso di apertura del Sinodo).
Parole dure che sembrano fare eco a quelle del profeta Isaia: “Per amore del mio popolo non tacerò”.
Oggi, come sempre, la verità, che è la grande profezia della Chiesa, sappiamo tutti non ha strada facile. A volte conduce al martirio, come se verità e martirio fossero anime gemelle.
Quanta lezione di coraggio ci ha dato il venerabile ed amatissimo Papa Giovanni Paolo II non solo nelle sue encicliche, ma ancora di più nelle sue visite pastorali alle nazioni del mondo. Non aveva paura certamente di dire tutto il Vangelo senza sottacerne la bellezza, ma anche il monito di Dio.
Purtroppo a volte noi cristiani veniamo impauriti dai toni di una certa opinione che sembra dirci: “Giù le mani dalla politica”! Ma cosa intendono per politica questi “saggi”?
E’ bene allora ricordare quanto afferma il Concilio Vaticano II nella “Gaudium et Spes”. “La Chiesa, che in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità politica, e non è legata da alcun sistema politico, è insieme il segno e la salvaguardia del carattere trascendentale della persona umana. La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l’una dall’altra nel proprio campo. Tutte e due, anche se in modo diverso, sono al servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane. Esse svolgeranno questo loro servizio a vantaggio di tutti, in maniera tanto più efficace quanto meglio coltiveranno una sana collaborazione tra di loro…L’uomo non è limitato al solo orizzonte temporale, ma vivendo nella storia umana, conserva integralmente la sua vocazione eterna” (G. S. n. 15 e 16). Altro che affermare che la Chiesa fa politica.
Basterebbe citare le stupende parole che Paolo VI disse alla fine del Concilio: “Voglio notare, disse, come la religione del nostro Concilio sia stata principalmente la carità. E nessuno potrà rimproverarlo di irreligiosità o di infedeltà al Vangelo per tale precipuo orientamento, quando ricordiamo che è Cristo ad insegnarci essere la dilezione ai nostri fratelli il carattere distintivo dei suoi discepoli…La Chiesa del Concilio si è occupata, oltre che di se stessa e del rapporto che a Dio la unisce, dell’uomo, quale oggi si presenta…La religione del Dio che si è fatto uomo si è incontrata con la religione dell’uomo che si fa Dio. Che cosa è avvenuto? Poteva essere ma non è avvenuto. L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio….Una simpatia immensa ha tutto pervaso…Dategli merito in questo almeno, voi umanisti moderni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme e riconoscerete il nostro umanesimo: anche noi, noi più di voi tutti, siamo i cultori dell’uomo” (7 dicembre 1965).
Più chiaro di così non poteva manifestarsi l’animo e il cuore della Chiesa di ieri, di oggi, di sempre.
Nessuno ha osato, per esempio, accusarmi di “ingerenza politica o partitica” quando mi battevo senza paure (ed era in territorio di mafia) alla ricerca della giustizia dei baraccati, vittime del terremoto nel Belice.
E nessuno ha avuto da dire quando in Campania la Chiesa con forza condannò la criminalità organizzata. E’ rimasto famoso, ancora oggi, il documento “Per amore del mio popolo non tacerò”.
Che “madre e maestra” sarebbe la Chiesa di tutti i tempi e di tutti i luoghi se non fosse voce a difesa dell’uomo? E per questo ha tanti martiri.
Con Madre Teresa chiedo per tutti che Dio insegni l’amore.
“Signore, insegnami a non parlare come un bronzo risonante o un cembalo squillante, ma con amore.
Rendimi capace di comprendere e dammi la fede che muove le montagne, ma con l’amore.
Insegnami quell’amore che è sempre paziente e sempre gentile: mai geloso, presuntuoso, egoista o permaloso, l’amore che prova gioia nella verità, sempre pronto a perdonare, credere, sperare e sopportare.
Infine quando tutte le cose finite si dissolveranno e tutto sarà chiaro, che io possa essere stato il debole, ma costante riflesso del tuo amore perfetto”.

 

 fonte:www.qumran2.net

 

saviano è a rischio e va protetto. card. sepe: la chiesa è con lui.

Roma – Lo scrittore Roberto Saviano (nella foto) è “sicuramente a rischio, in prima linea ed è giusto che in questo momento vada difeso“. Parola del vice capo della polizia Nicola Cavaliere che, intervenendo alla presentazione del libro ‘La palude’ di Massimo Martinelli, ha ricordato che quella che leggiamo oggi sui giornali “non è la prima minaccia e non fa che riprendere la situazione di qualche giorno fa. I Casalesi sono un gruppo estremamente pericoloso che – sottolinea Cavaliere – stiamo cercando di contrastare e i risultati stanno arrivando e altri ne dobbiamo ottenere”.
Solidarietà all’autore di ‘Gomorra’ è arrivata intanto dal mondo politico.”Ho potuto accertare che si veglia sulla sicurezza di Roberto Saviano“, assicura il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Non penso -aggiunge il capo dello Stato- di dover dire nulla che suoni come allarme”.
Fabio Granata e Bruno Murgia del Pdl hanno intanto presentato un’interrogazione urgente al governo per rafforzare ulteriormente le misure di protezione nei confronti del giornalista-scrittore.
“Saviano – sostengono i due membri della Commissione cultura – è il simbolo dell’Italia che non si arrende, dell’intellettuale senza padroni e senza protettori che si oppone alla prepotenza e alla vergogna che offende la sua terra”. “Racconta -aggiungono Granata e Murgia- di un Sud e di una Italia diversa e ricorda tragicamente il Paolo Borsellino del discorso alla biblioteca di Palermo dopo l’uccisione di Giovanni Falcone. Per questo Saviano va tutelato con misure straordinarie e a Saviano deve andare la solidarietà dell’intero Parlamento e del governo perché non si possa scrivere ancora una volta, come diceva Falcone che si muore quando si è soli“.
A garantire che “non lasceremo solo Roberto Saviano” è anche il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni. ”L’Italia intera, senza contrapposizioni di parte, a partire dalle Istituzioni che la rappresentano, deve stringersi compatta in sua difesa”, afferma Meloni che aggiunge: ”Oggi Saviano è un simbolo di libertà e coraggio per la nostra Patria, è un simbolo per il Meridione che non si arrende e reagisce alla violenza vigliacca di pochi. Con i suoi 29 anni – conclude Meloni – Saviano è anche un degno esempio della parte migliore della nostra gioventù. Per questo – assicura – non lo lasceremo solo”.
“Quello che è accaduto – sottolinea il leader del Pd Walter Veltroni - non possiamo considerarlo normale. Se la vita di un giovane scrittore di successo è a rischio vuol dire che c’è una parte del Paese che vive fuori dalla legalità e questo non possiamo permetterlo”.
”La notizia del piano dei Casalesi per uccidere Saviano entro Natale – sottolinea Pina Picierno, ministro delle Politiche giovanili nel governo ombra del Pd – è una nuova ferita alla coscienza civile di questo Paese e la dimostrazione che la lotta alla camorra e alle mafie non può non essere una priorità della nostra agenda politica”.
”Se le notizie relative all’imminente vendetta da parte della Camorra dovessero essere confermate – afferma da parte sua il presidente dei senatori di Italia dei valori, Felice Belisario - dovremmo stringerci tutti, simbolicamente, intorno al giovane scrittore per proteggere, oltre che l’uomo, anche il simbolo del coraggio, della libertà e della speranza del nostro Paese”. ”Nell’esprimere tutta la nostra solidarietà a Saviano e agli uomini della sua scorta ugualmente minacciati di morte -continua Belisario- vogliamo ribadire, ancora una volta, che solo con il coinvolgimento sincero e totale di tutti i cittadini onesti si può sconfiggere la criminalità organizzata. E’ indispensabile – insiste Belisario – buttar giù il muro di omertà che protegge camorra, mafia e tutte le associazioni a delinquere”.
Secondo Claudio Fava, coordinatore nazionale di Sinistra democratica e figlio del giornalista Giuseppe Fava ucciso dalla Mafia a Catania, “c’è un solo modo per far sentire a Roberto Saviano la nostra amicizia e la nostra solidarietà: liberare questo Paese dalle mafie. Ciascuno faccia la propria parte, sino in fondo. A cominciare dai giornalisti: scrivano chi organizza le serrate dei commercianti contro gli immigrati a Castelvolturno, raccontino le carriere di governo cresciute all’ombra dei casalesi, si occupino delle cento storie in cerca d’autore che aspettano d’essere raccontate tra la Sicilia e la Campania. Altrimenti – conclude Fava – i gesti di solidarietà resteranno solo parole di carta“.
Ma una solidarietà pesante arriva intanto al giovane scrittore napoletano dall’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe. “Saviano ha la solidarietà di tutti anche della Chiesa“. In riferimento alle minacce gravissime ricevute dall’autore di ‘Gomorra’ il cardinale ha osservato: “Io non so se ha più paura di prima ma certamente so che vive in una situazione di grave allerta, di continua preoccupazione, ma ha anche la solidarietà di tutti, delle istituzioni, della Chiesa. Spero che questa realtà lo animi psicologicamente e non lo abbatta”.

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Rai-consulta, da giovedì convocazioni a oltranza.

Roma – Un giorno di tempo per una soluzione all’elezione del membro vacante della Corte Costituzionale e del presidente della commissione di Vigilanza Rai. I presidenti di Camera e Senato Gianfranco Fini e Renato Schifani hanno deciso di convocare a oltranza, a partire da giovedì, il Parlamento in seduta comune, per l’elezione di un giudice della Corte costituzionale, e la commissione parlamentare per la Vigilanza Rai, per quella del suo presidente. Appuntamento al 16 ottobre, dunque, per dare il tempo alle forze politiche di trovare un accordo che, a quanto si apprende, sarebbe molto vicino. La decisione di Fini e Schifani è arrivata, infatti, a conclusione della riunione congiunta dei capigruppo di Camera e Senato, durante la quale sono emersi ”nuovi elementi positivi ma non ancora concludenti”.

Oggi “si sono fatti passi avanti. Il Pdl ha proposto per la Consulta il nome di Gaetano Pecorella, mentre per la Vigilanza non ci sono state rose o proposte diverse. Adesso andiamo a un voto serrato”, afferma il capogruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri. Quanto alla possibilità che il Pdl rinunci al veto contro Leoluca Orlando, candidato dell’opposizione per la Vigilanza, Gasparri spiega: “Dipenderà dalle votazioni dei prossimi giorni. Veti o rifiuti alla nostra proposta non sarebbero utili all’esito positivo della vicenda”.

Michele Vietti dell’Udc auspica la caduta dei veti incrociati: “Penso che da un lato un veto sia caduto e siamo sulla buona strada per far cadere anche l’altro”.

Il Pd, pur manifestando un ”univoco e generale apprezzamento” per Gaetano Pecorella, evidenzia, con il capogruppo del Pd alla Camera Antonello Soro, che ”ci sono alcune circostanze che hanno impatto istituzionale sulle quali abbiamo ritenuto che sia necessario un approfondimento da qui a quando cominceranno le elezioni. Mi pare comunque un passaggio importante e positivo”.

Ma l’Idv conferma una posizione rigida: “L’Italia dei valori – dice Antonio Di Pietro - non vuole assolutamente barattare la candidatura limpida di Orlando alla Vigilanza” con quella di Gaetano Pecorella per la Corte costituzionale. “L’Idv non intende scendere a baratti e a ricatti, ripudia scambi di questo genere. Parole chiare, l’Idv a questi scambi non partecipa”. “Il nostro candidato alla Vigilanza – dice ancora l’ex pm – è Orlando, lo votino se lo vogliono votare ma chiederci, in cambio, di votare per chi non possiamo votare è incredibile. Non possiamo votare per Pecorella – spiega – perché è sotto processo per aver tentato, secondo l’accusa, di favorire un latitante attraverso la corruzione di un testimone. Soprattutto noi non lo voteremo mai alla Corte costituzionale perché era l’avvocato difensore di Berlusconie a noi ci sembra incredibile che il premier, imputato, si scelga come giudice della Corte costituzionale il suo avvocato, che deve decidere sulla questione di costituzionalità che lo riguarda. Più conflitto di interessi di così si muore”.

A tentare una mediazione in giornata era stato il segretario del Pd Walter Veltroni. ”Il Pdl ci dica qual è il loro candidato alla Consulta e noi, purché abbia certe caratteristiche, lo voteremo ma loro votino Orlando”, è stata la proposta di Veltroni, lanciata durante il suo intervento al battesimo di ‘Youdem.tv’, la nuova televisione del Partito democratico. ”In 24 ore risolveremo tutto”, ha pronosticato

E un richiamo affinché ‘’si pervenga sollecitamente alla ricostituzione della Commissione parlamentare di vigilanza” è arrivato dal presidente dell’Agcom Corrado Calabrò, in una lettera inviata ai presidenti delle due Camere.

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La Bibbia giorno e notte, i video della lettura del papa e di Benigni

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