RAVELLO - La Vienna Vegetable Orchestra è nata nel 1998 nella capitale austriaca. È da sempre un gruppo eterogeneo di artisti: musicisti, videoartisti, pittori, tecnici del suono. Il loro spettacolo è una miscela musicale di dub, noise, house, free jazz eseguita dal vivo con strumenti musicali del tutto inusuali, ricavati da carote, peperoni, cetrioli, sedano, lattuga, melanzane, porri, zucche…
Suonano rigorosamente vegetali freschi. I componenti della VVO si aggirano per le bancarelle degli ortolani con la stessa attitudine dei musicisti in un negozio di strumenti; e se i musicisti “normali” accarezzano le pelli, odorano legni e vernici, loro tastano cetrioli e carote per valutarne forme e consistenza. Subito dopo comincia il lavoro di liuteria: trapanano, scavano, affettano, spelano. Fino a ricavare dai vegetali degli strumenti come il flauto carota, il porro violino, il cetriolofono (un proto-sax fatto da un cetriolo innestato su un peperone), la tromba peperone, quasi un didgeridoo in corpo di zucchina. Smessi i panni da liutai, rimane il tempo di un rapido soundcheck prima di andare in scena.
La VVO ha una propria etichetta discografica, Transacoustic Research, e il loro ultimo cd Automate risente di varie influenze: dai Kraftwerk a John Cage e Frank Zappa…
Ma è dal vivo che questo ensemble di undici musicisti, un fonico e una videoartista tira fuori il meglio. Suonano con piacere, sono freschi, sanno di stupire ma mirano a convincere. I vegetali sono amplificati e il suono è parzialmente effettato dal fonico, vero uomo aggiunto dell’orchestra. Però questi strumenti hanno una loro caratteristica timbrica, delicata e rarefatta.
Definire la musica dell’ensemble è difficile. Loro parlano semplicemente di vegetable style, musica elettronica suonata con materiale organico. C’è molta ritmica, per ovvi motivi, e poca melodia. Per il 90% è musica originale, eppure non mancano i riferimenti classici, da Stravinski alla immancabile Radetzky Marsch. L’orchestra, nel rispetto di una chiara impronta jazzistica, non ha un direttore; segue una partitura ma ama improvvisare.
La VVO tiene in media una trentina di concerti all’anno, in tutto il mondo (in Italia li ricordiamo al Romaeuropa Festival). A fine spettacolo tradizione vuole che lo chef al seguito cucini e offra a musicisti e al pubblico in sala un minestrone musicale. Sempre diverso e comunque ottimo, assicurano.
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