ROMA – Con 21 voti a favore, due contrari ed un astenuto, il Consiglio superiore della Magistratura ha appena approvato il parere sul decreto legge sicurezza, che contiene critiche all’emendamento sospendi processi, giudicato “irrazionale” in molte sue parti. Il plenum è stato presieduto dal vicepresidente di Palazzo dei Marescialli, Nicola Mancino.In particolare a favore del parere hanno votato i togati laici del centrosinistra e tutti gli esponenti delle correnti (Unicost, Magistratura Democratica, I Verdi e Magistratura Indipendente). Contro hanno votato i soli due laici del centrodestra Gianfranco Anedda e Michele Saponara. Invece il laico del centrodestra Ugo Bergamo ha votato la sua proposta di emendamento.
Formulare pareri su progetti di legge “di assai notevole incidenza su materie di suo diretto interesse” rientra “nella facoltà attribuita espressamente dalla legge” al CSM e nella prassi istituzionale, e “non può suscitare sorpresa o scandalo”. Ma “non spetta in alcun modo al Consiglio quel vaglio di costituzionalità cui sono legittimate altre istituzioni”, ha puntualizzato Giorgio Napolitano. Il presidente della Repubblica ha espresso il suo parere in una lettera al vicepresidente del Csm Nicola Mancino, che l’ha letta al plenum riunito per votare un parere sul discusso provvedimento definito blocca processi all’esame del Parlamento. Una seduta convocata nel fuoco di accese critiche del centrodestra, che paventa un pronunciamento negativo proprio sulla costituzionalità.
Evidente la soddisfazione di Silvio Berlusconi per l’iniziativa di Napolitano. Il suo commento però ha urtato la suscettibilità del Capo dello Stato e ha innescato un inedito botta e risposta fra i due presidenti. Napolitano, ha detto il presidente del Consiglio, “ha accolto quanto richiesto dai presidenti delle Camere (ricevuti ieri al Quirinale): ogni istituzione deve fare ciò che è previsto dalla Costituzione senza prevaricare”. Poco dopo, ambienti del Colle hanno reagito con una nota ufficiosa: “Il presidente della Repubblica ha indirizzato la lettera, oggi resa nota, al vice presidente del Csm, di sua autonoma iniziativa e non in accoglimento di alcuna richiesta”. Parole amare che esprimono irritazione per una valutazione che sembra sminuire un gesto studiato per raffreddare le tensioni e indicare a tutti, e non solo ad alcuni, un terreno di maggior equilibrio, precisando e difendendo le rispettive prerogative. Anche se su questo non trapela nulla dal Quirinale, è probabile che susciti sorpresa anche il nuovo pressing di Berlusconi per varare le norme sulle intercettazioni per decreto, una procedura che Napolitano ha mostrato di non condividere.
Numerosi esponenti del Pdl, nei giorni scorsi, avevano affermato che il Consiglio Superiore della Magistratura eserciterebbe una interferenza con i lavori del Parlamento per il fatto stesso di esprimere un parere sul discusso decreto legge sulla sicurezza che contiene la norma blocca processi approvata dal Senato e ora al vaglio di Montecitorio. Tanto più, secondo alcuni, se ciò avverrebbe senza una esplicita richiesta del ministro della Giustizia. Su questo punto, come si vede, il capo dello Stato non concorda. Altri, a quanto pare anche i presidenti delle Camere durante il colloquio di ieri al Quirinale, secondo le parole di Berlusconi, invece hanno ravvisato nella bozza di parere elaborata un giudizio di costituzionalità improprio in quanto non compete al Csm: sarebbe l’invasione di un campo che è proprio di altri organi istituzionali: Quirinale, Camere, Consulta. Sul contenuto della bozza, Napolitano non ha detto nulla. Ha però riconosciuto che, se ciò avvenisse, si violerebbe “la distinzione dei ruoli e il rispetto reciproco, il senso del limite e un costante sforzo di leale collaborazione” che sono, sottolinea, “condizioni essenziali ai fini della tutela e della valorizzazione di ciascuna istituzione, delle sue prerogative e facoltà”. Perciò, ha scritto il capo dello Stato a Mancino, “confido che nell’odierno dibattito e nelle deliberazioni che lo concluderanno, non si dia adito a confusioni e quindi a facili polemiche in proposito”.
La puntualizzazione di Napolitano, soprattutto l’invito ad astenersi dal giudizio di costituzionalità, ha ottenuto il plauso di tutto il mondo politico. Fra i consensi del centrodestra, anche quello del ministro della Giustizia Alfano, che ha elogiato le “parole sagge”. Il capo dello Stato puntava a stemperare polemiche e tensioni e far emergere anche all’interno del CSM posizioni serene e largamente condivise. Perciò aveva respinto gli inviti a presiedere personalmente la riunione di oggi a Palazzo dei Marescialli e a fare da pompiere. La scelta è stata invece di riconoscere pienamente il ruolo del vicepresidente Mancino, di concordare con lui, fin dall’inizio, la decisione di elaborare un parere e anche l’iter da seguire e la paziente opera volta a superare estremismi e posizioni strumentali. Conseguente la scelta di oggi di Napolitano, di far conoscere il suo orientamento inviando la lettera a Mancino. Nella missiva, in via prioritaria, Napolitano esprime a Mancino “piena comprensione” per aver manifestato, nei giorni scorsi disagio per la violazione della regola di riservatezza dei lavori del CSM. “Il suo severo richiamo al rispetto di tale regola – scrive Napolitano – è da me fortemente condiviso”.
