ROMA – E’ durata circa due ore la riunione al Viminale tra Giuseppe Procaccini, capo di gabinetto del ministro dell’Interno e i tre commissari all’emergenza nomadi di Roma (Carlo Mosca), Milano (Gian Valerio Lombardi) e Napoli (Alessandro Pansa).
Sull’identificazione dei bambini rom attraverso le impronte digitali si sono scatenate polemiche “totalmente infondate, frutto di ignoranza, nel senso di scarsa informazione, o di pregiudizio politico: in entrambi i casi sono polemiche che non mi toccano e non mi faranno retrocedere neanche di un millimetro”. Lo conferma il ministro dell’Interno, Roberto Maroni.
Maroni, rispondendo alle critiche sollevate contro il progetto in tema di sicurezza, che coinvolgerà anche i bambini, aggiunge che “c’é un’emergenza definita dal precedente governo, emergenza nomadi, che noi vogliamo affrontare e risolvere, naturalmente nella salvaguardia di tutte le norme di diritto italiano, europeo e internazionale, ma vogliamo affrontarla e risolverla una volta per tutte”. “Deve finire – ribadisce Maroni – l’ipocrisia per cui sono tutti a favore dei bambini però tutti accettano che i bambini vivano in questi campi dividendo lo spazio coi topi. Ecco questa ipocrisia è assolutamente immorale”. Quanto al metodo, il ministro dell’Interno tiene a precisare: “Noi interveniamo con la Croce Rossa, tutelando i diritti di tutti, ma vogliamo sapere chi c’é, chi abita le nostre città, chi abita le nostre regioni e chi ha diritto di stare e chi non ha diritto di restare”.
